Le vendite sui titoli dell’IA e il petrolio a 115 dollari pesano sulle azioni statunitensi
Venerdì i mercati azionari statunitensi hanno aperto in ribasso, penalizzati dai timori per la spesa nell’intelligenza artificiale e dall’aumento dei prezzi del petrolio. L’S&P 500 ha perso lo 0,34%, scendendo a 7.637,18 punti; il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 171 punti, pari allo 0,32%, a 52.696,70; e il Nasdaq Composite è calato dello 0,44%, a 25.893,95.
I ribassi sono seguiti alla svendita di giovedì guidata dal settore tecnologico, quando il Nasdaq ha perso il 2,6% e i titoli dei semiconduttori hanno ceduto quasi il 7%. Meta è scesa di circa il 7% nonostante risultati superiori alle attese, mentre gli investitori si sono concentrati sui suoi piani di investimento nell’IA e sulla previsione di spese in conto capitale fino a 145 miliardi di dollari nel 2026. Lo spostamento dell’attenzione dalla crescita ai costi delle infrastrutture per l’IA ha aumentato la pressione sui titoli tecnologici.
Il greggio Brent ha raggiunto i 114,72 dollari, il livello più alto da maggio, mentre si rinnovavano i timori per le forniture energetiche mediorientali dopo gli attacchi che hanno coinvolto infrastrutture saudite e il trasporto marittimo regionale. Il rincaro del petrolio potrebbe alimentare l’inflazione e complicare le decisioni sui tassi d’interesse della Federal Reserve, aggiungendo un ulteriore fattore di rischio per le azioni.
Per chi opera con le criptovalute, i movimenti dei mercati sono segnali indiretti di rischio: la pressione sui titoli tecnologici e i timori per l’inflazione potrebbero ridurre la propensione verso gli asset più rischiosi, comprese le criptovalute. I mercati azionari e i prezzi delle criptovalute non si muovono sempre di pari passo; per questo gli operatori potrebbero tenere d’occhio anche il petrolio, le aspettative sui tassi d’interesse e la reazione del Bitcoin.
Bearish
Nel complesso, il segnale per le criptovalute è ribassista nel breve termine, anche se l’articolo non riferisce alcun evento che riguardi direttamente il mercato cripto. Il calo dei titoli tecnologici, le verifiche sugli ingenti investimenti nell’IA e il Brent vicino ai 115 dollari indicano una minore propensione al rischio e rinnovate preoccupazioni per l’inflazione. Se gli investitori si aspettano che i tassi d’interesse restino elevati più a lungo, gli asset sensibili alla liquidità, come Bitcoin e le altre criptovalute, potrebbero subire pressioni di vendita. In episodi analoghi di volatilità dei mercati azionari e aumento dei prezzi dell’energia, i trader hanno spesso ridotto l’esposizione agli asset speculativi, anche se le criptovalute non seguono costantemente l’andamento delle azioni.
L’impatto potrebbe essere limitato o invertirsi se i prezzi del petrolio scendessero, le aspettative sui tassi restassero stabili o la domanda specifica di criptovalute sostenesse i prezzi. I trader potrebbero monitorare la reazione di Bitcoin, l’andamento generale dei mercati azionari, i prezzi del greggio, i rendimenti dei Treasury e le aspettative sulle banche centrali. Nel lungo periodo, questa notizia da sola non cambia i fondamentali delle criptovalute; la sua influenza dipenderebbe dalla persistenza dell’inflazione trainata dall’energia e di condizioni finanziarie più restrittive.