Le azioni di Alphabet crollano del 9%: la spesa per l’IA pesa sui risultati
Le azioni di Alphabet sono scese di circa il 9% nelle contrattazioni after-hours, dopo che la società madre di Google ha pubblicato risultati del terzo trimestre inferiori ad alcune aspettative di Wall Street. I ricavi sono aumentati del 25% su base annua, raggiungendo i 127,58 miliardi di dollari, leggermente al di sotto delle previsioni. L’utile netto è sceso a 26,17 miliardi di dollari, rispetto ai 34,98 miliardi dell’anno precedente, mentre l’utile per azione si è attestato a 2,12 dollari, penalizzato in parte da una perdita di 8,7 miliardi di dollari sugli investimenti azionari.
I risultati di Alphabet hanno mostrato andamenti contrastanti tra le diverse attività. I ricavi di Google Cloud sono balzati del 103%, a 30,7 miliardi di dollari, e l’amministratore delegato Sundar Pichai ha dichiarato che l’app di IA Gemini ha raggiunto un miliardo di utenti. I ricavi pubblicitari della ricerca sono aumentati del 12%, a 63,3 miliardi di dollari, mentre quelli pubblicitari di YouTube sono cresciuti del 9%, a 11,2 miliardi.
Gli investitori si sono concentrati sui costi dell’espansione di Alphabet nel campo dell’IA. Nel trimestre le spese in conto capitale hanno raggiunto circa 51,36 miliardi di dollari e l’azienda ha registrato un flusso di cassa libero negativo di circa 9,1 miliardi. Alphabet ha confermato la previsione di spese in conto capitale per il 2026, compresa tra 195 e 205 miliardi di dollari, e ha avvertito che nel 2027 la spesa aumenterà notevolmente. La flessione riflette i timori che la forte crescita del cloud e l’adozione dell’IA possano non generare rendimenti sufficienti a compensare i crescenti costi infrastrutturali dell’azienda.
Bearish
L’implicazione immediata per il mercato delle criptovalute è moderatamente ribassista, soprattutto per l’effetto sul sentiment di rischio e non per un cambiamento diretto dei fondamentali del settore. Il calo di circa il 9% di Alphabet nelle contrattazioni after-hours, risultati inferiori alle attese e le preoccupazioni per l’ingente spesa in infrastrutture di IA potrebbero mettere sotto pressione i titoli tecnologici e gli altri asset rischiosi. I trader di criptovalute spesso reagiscono ai bruschi movimenti dei principali mercati azionari statunitensi, soprattutto quando sollevano dubbi sulle valutazioni, sugli utili aziendali o sul costo del capitale.
Nel breve termine, i trader potrebbero osservare se le vendite si estendono al Nasdaq e agli altri titoli growth. Un calo più ampio potrebbe ridurre la propensione al rischio, aumentare la volatilità e innescare vendite di criptovalute insieme alle azioni. La reazione potrebbe dipendere anche dalle aspettative sui tassi d’interesse e dalla liquidità del mercato; questo rapporto, da solo, non dimostra un cambiamento in nessuno dei due fattori.
Il segnale di lungo periodo è contrastante. La crescita del 103% dei ricavi di Google Cloud e il miliardo di utenti dichiarato per Gemini indicano una forte domanda di servizi di IA, mentre l’aumento degli investimenti in conto capitale e il flusso di cassa libero negativo evidenziano rischi di esecuzione e redditività. In alcuni casi, le vendite di titoli tecnologici dopo la pubblicazione dei risultati hanno pesato temporaneamente sulle criptovalute, quando gli investitori hanno rivalutato le azioni growth, ma l’impatto non è necessariamente durato quando i fondamentali aziendali o le condizioni macroeconomiche sono migliorati. Il rapporto non segnala sviluppi diretti relativi alle criptovalute o alla blockchain, quindi ogni effetto sugli asset digitali è probabilmente indiretto e potrebbe svanire. La classificazione ribassista riflette dunque il potenziale orientamento alla riduzione del rischio nel breve termine, non una previsione chiara a lungo termine per i prezzi delle criptovalute.