L’Australia elabora norme CARF per la dichiarazione fiscale delle criptovalute
L’Australia ha pubblicato una proposta di legge per recepire nell’ordinamento nazionale il Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) dell’OCSE. La proposta obbligherebbe i fornitori di servizi per le cripto-attività a comunicare all’Australian Taxation Office (ATO) le transazioni, i saldi dei conti e i redditi degli utenti. L’ATO potrebbe scambiare automaticamente le informazioni pertinenti con le autorità fiscali di altre giurisdizioni partecipanti. La bozza propone inoltre aggiornamenti agli standard vigenti per la comunicazione delle informazioni sui conti finanziari; non introduce nuove aliquote fiscali su Bitcoin, Ethereum o altre criptovalute.
La consultazione pubblica resterà aperta fino al 28 ottobre 2026. L’Australia prevede di avviare nel 2028 lo scambio internazionale di informazioni fiscali sulle cripto-attività, subordinatamente all’approvazione della legge e alla sua attuazione. Secondo l’OCSE, 77 giurisdizioni si sono impegnate ad attuare il CARF entro il 2029, anche se i tempi degli scambi varieranno. Sono attese ulteriori indicazioni sugli obblighi dei fornitori, sui formati di comunicazione e sulle disposizioni transitorie. La proposta rientra in un più ampio rafforzamento della regolamentazione australiana delle cripto-attività, insieme a norme separate per le piattaforme previste per aprile 2027.
Per i trader, il CARF segnala una maggiore trasparenza fiscale e possibili obblighi di comunicazione per i fornitori di servizi, non un cambiamento immediato delle regole di negoziazione o delle aliquote fiscali. La bozza è ancora soggetta a consultazione e all’approvazione parlamentare.
Neutral
La proposta riguarda la dichiarazione dei redditi e la condivisione delle informazioni, non l’introduzione di nuove aliquote fiscali, il divieto di negoziare criptovalute o modifiche agli asset sottostanti. È quindi improbabile che inneschi un catalizzatore diretto e immediato per i prezzi di Bitcoin o Ethereum. Nel breve periodo, i trader potrebbero reagire alle notizie su un aumento dei controlli, ma è probabile che qualsiasi effetto sui prezzi sia limitato, poiché le norme sono ancora in fase di bozza e gli scambi internazionali di informazioni non dovrebbero iniziare prima del 2028.
Nel lungo periodo, il CARF potrebbe aumentare i costi di conformità per i fornitori di servizi legati alle criptovalute e rendere più difficile per gli utenti non dichiarare attività imponibili svolte oltre confine. Ciò potrebbe incidere sulle operazioni delle piattaforme e sulle scelte di trading di alcuni utenti, ma di per sé non cambia l’offerta né l’utilità di BTC o ETH. Come per iniziative analoghe di comunicazione dei dati, gli effetti più ampi dipenderebbero dalle norme definitive, dalla loro attuazione e applicazione e dalle condizioni di mercato. Nel complesso, la notizia va considerata neutrale per i prezzi delle criptovalute menzionate.