Prospettive per Bitcoin: le speranze di raggiungere i 100.000 dollari si scontrano con i rischi legati ai tassi

Gli analisti restano divisi sulla possibilità che Bitcoin torni a quota 100.000 dollari entro la fine del 2026. Ryan Rasmussen di Bitwise intravede un potenziale sostegno negli acquisti da parte di ETF e società, nella domanda di beni rifugio e in un quadro normativo più chiaro. Adam Morgan McCarthy di LO:TECH, invece, si aspetta che Bitcoin venga scambiato soprattutto tra 85.000 e 95.000 dollari, poiché l’inflazione persistente e possibili rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve potrebbero pesare sui prezzi. A settembre, l’IPC statunitense è aumentato dello 0,6% su base mensile e l’IPC core dello 0,3%; inoltre, i mercati attribuivano un’elevata probabilità a un rialzo dei tassi a dicembre. Analisi successive evidenziano afflussi più deboli negli ETF e un rallentamento degli acquisti societari, mentre Luca Invernizzi di Laser Digital afferma che gli elevati rendimenti dei Treasury restano un rischio. La riduzione della leva finanziaria potrebbe amplificare una rottura duratura sopra i 90.000 dollari, innescando la chiusura delle posizioni short, ma James Butterfill di CoinShares sostiene che per ottenere rialzi duraturi servono nuovi flussi d’investimento. È probabile che i trader osservino i dati sull’inflazione, le aspettative sulla Fed, i rendimenti dei Treasury e la domanda istituzionale per capire quale sarà la prossima mossa di Bitcoin.
Neutral
Le prospettive sono equilibrate, anziché chiaramente rialziste o ribassiste. Tra i fattori positivi, la domanda di ETF e aziende, un contesto normativo più favorevole e gli acquisti di beni tangibili potrebbero sostenere Bitcoin. La riduzione della leva finanziaria potrebbe inoltre rendere un movimento sostenuto sopra i 90.000 dollari più vulnerabile alla chiusura delle posizioni corte, dando ulteriore slancio nel breve periodo. Tuttavia, l’inflazione persistente, la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e gli elevati rendimenti dei Treasury potrebbero limitare la propensione al rischio e mettere sotto pressione Bitcoin. Anche i minori afflussi negli ETF e il rallentamento degli acquisti aziendali sollevano dubbi sulla sufficiente solidità della domanda per sostenere un rialzo. Nel breve termine, Bitcoin potrebbe continuare a risentire dei dati sull’inflazione, delle aspettative sui tassi e delle variazioni dei flussi d’investimento, con possibili movimenti bruschi in prossimità dei dati chiave. Nel lungo periodo, la ripresa degli afflussi istituzionali e una regolamentazione più chiara potrebbero rafforzare le prospettive di un ritorno a 100.000 dollari; in assenza di questi catalizzatori, l’intervallo previsto di 85.000–95.000 dollari e la persistente volatilità restano plausibili.