Bitcoin scende sotto gli 80.000 dollari mentre i timori sulla Fed compensano gli afflussi negli ETF
Bitcoin è sceso brevemente sotto gli 80.000 dollari dopo che la Federal Reserve ha mantenuto il tasso di riferimento al 3,75%–4,00%. Il voto, con 10 favorevoli e 2 contrari, ha incluso il dissenso di Lisa Cook e Beth Hammack, a favore di un aumento di 0,25 punti percentuali, mantenendo al centro dell’attenzione le preoccupazioni per i costi di finanziamento. Bitcoin ha toccato quota 79.607 dollari prima di risalire a circa 80.137; in seguito è stato segnalato intorno a 79.811 dollari, in calo dell’1,5%. La debolezza dei titoli tecnologici, compreso il forte ribasso delle azioni Samsung, ha alimentato l’avversione al rischio.
Il calo dei prezzi si è verificato nonostante gli ETF spot su Bitcoin statunitensi abbiano registrato afflussi netti per circa 423,6 milioni di dollari in tre sedute, dal 26 al 28 ottobre, trainati da IBIT di BlackRock. Gli afflussi hanno compensato in parte i precedenti deflussi, ma non hanno ancora prodotto una forza duratura dei prezzi. La pressione sui derivati è rimasta significativa: le liquidazioni dei futures sulle criptovalute hanno raggiunto circa 367 milioni di dollari nell’arco di 24 ore, di cui circa 211 milioni in posizioni long; inoltre, sono state liquidate posizioni in Bitcoin per oltre 69 milioni di dollari, perlopiù long.
I trader osservano il supporto nell’area 79.600–80.000 dollari. Una rottura al ribasso potrebbe portare sotto i riflettori quota 78.000 dollari e poi l’intervallo 75.000–76.000; il recupero di 82.000 dollari potrebbe migliorare lo slancio a breve termine, con una resistenza intorno a 84.000–85.000 dollari. Il rapporto statunitense sull’inflazione dei consumi personali (PCE) e ulteriori dichiarazioni della Fed potrebbero influenzare le aspettative sui tassi. Anche l’attività on-chain ha offerto scarso sostegno: Santiment ha riferito che le medie nei giorni feriali delle transazioni e degli indirizzi attivi dal 14 al 27 ottobre erano inferiori alle medie di luglio-settembre. La combinazione di segnali restrittivi della Fed, attività di rete contenuta e liquidazioni attenua il segnale positivo degli afflussi negli ETF su Bitcoin.
Bearish
I segnali immediati dei prezzi sono ribassisti per Bitcoin: è sceso sotto gli 80.000 dollari nonostante diverse sessioni di afflussi negli ETF, mentre le posizioni dissenzienti da falco alla Fed hanno mantenuto in vista la possibilità di costi di finanziamento più elevati. Le forti liquidazioni, concentrate nelle posizioni long, possono aggiungere vendite forzate e volatilità. Anche i deboli dati infrasettimanali sulle transazioni e sugli indirizzi attivi suggeriscono che la domanda sulla rete non stia ancora offrendo un contrappeso solido. Nel breve termine, i trader potrebbero concentrarsi sulla zona di supporto tra 79.600 e 80.000 dollari; una rottura al ribasso sostenuta potrebbe portare sotto i riflettori quota 78.000 dollari e l’area tra 75.000 e 76.000 dollari. Un recupero sopra gli 82.000 dollari allevierebbe parte della pressione, anche se la resistenza intorno agli 84.000–85.000 dollari resta rilevante. Su un orizzonte più lungo, gli afflussi negli ETF sono un segnale costruttivo della domanda e potrebbero sostenere i prezzi se persistessero, ma il loro impatto potrebbe essere limitato finché continuano l’incertezza macroeconomica, la debole attività on-chain e la chiusura di posizioni con leva. Il rapporto sull’inflazione PCE e le successive indicazioni della Fed sono catalizzatori chiave nel breve termine.