Bitcoin scende sotto gli 80.000 dollari, rimbalza ma resta volatile
Bitcoin ha proseguito la sua discesa da quota 84.000 dollari, toccando inizialmente un minimo mensile, secondo quanto riportato, di 80.200 dollari e scendendo in seguito brevemente sotto gli 80.000. Ha poi recuperato quasi 3.000 dollari, ma i venditori sono entrati in azione vicino a quota 83.000; l’ultima quotazione di Bitcoin si aggirava intorno agli 81.500 dollari, sotto gli 82.000. La sua capitalizzazione di mercato era di circa 1.630 miliardi di dollari, mentre la sua dominanza è scesa da oltre il 60% a un livello inferiore.
Le vendite si sono estese alle altcoin. Ethereum è sceso al minimo degli ultimi due mesi, pari a 2.315 dollari, prima di recuperare fino a circa 2.370; XRP veniva scambiato intorno a 1,31 dollari, in calo del 2,4%, mentre ZEC ha perso il 5,2% dopo essere sceso sotto quota 1.200 dollari. ZRO, STRK e PYTH hanno registrato perdite a doppia cifra. La capitalizzazione complessiva del mercato crypto è diminuita di circa 100 miliardi di dollari nel resoconto iniziale; in seguito è stata indicata a 2.740 miliardi, in calo dell’1% nelle 24 ore.
Un’inflazione di settembre superiore alle attese e la debolezza dei mercati azionari asiatici, compreso il forte calo del KOSPI sudcoreano, hanno aggiunto pressione sugli asset rischiosi. Il mancato recupero di Bitcoin e le perdite diffuse tra le altcoin indicano un sentiment fragile e un’elevata volatilità a breve termine per chi opera nel mercato delle criptovalute.
Bearish
Il segnale a breve termine per Bitcoin è ribassista: è sceso sotto gli 80.000 dollari, non è riuscito a mantenere il rimbalzo vicino agli 83.000 ed è rimasto sotto gli 82.000. Il calo dai livelli intorno agli 84.000 dollari, insieme all’indebolimento della dominanza di Bitcoin e alle vendite diffuse nel mercato delle criptovalute, suggerisce che i trader stiano riducendo il rischio invece di comprare il ribasso con convinzione. Un’inflazione superiore alle attese e la debolezza dei mercati azionari asiatici aggiungono ulteriore pressione. I rimbalzi bruschi possono innescare la chiusura delle posizioni short, ma finché Bitcoin non recupera e mantiene livelli chiave, restano i rischi di volatilità e di nuove discese.
L’effetto a più lungo termine è meno certo. Un singolo dato sull’inflazione e un calo dei mercati azionari non bastano a delineare una tendenza duratura, e il recupero di Bitcoin dai livelli inferiori agli 80.000 dollari mostra che ai prezzi più bassi erano presenti compratori. È probabile che i trader seguano le aspettative d’inflazione, la propensione al rischio più generale, i volumi di scambio e la capacità di Bitcoin di riconquistare l’area degli 82.000-83.000 dollari. Una debolezza persistente potrebbe rafforzare il posizionamento difensivo; una ripresa sostenuta potrebbe allentare la pressione di vendita nell’immediato.