Bitcoin scende sotto gli 82.000 dollari mentre i segnali di liquidità divergono
Il 22 ottobre 2026 Bitcoin è sceso sotto gli 82.000 dollari, annullando gran parte del recupero di mercoledì, quando era passato da circa 83.000 dollari a sfiorare gli 85.000. BTC ha scambiato intorno agli 81.700 dollari, in calo di circa il 2,7% nella giornata UTC, con il ritorno dei venditori prima che potesse mettere alla prova la resistenza a 86.000 dollari.
Secondo il rapporto di 99Bitcoins, la politica monetaria statunitense e la liquidità del dollaro sono fattori chiave per l’andamento del prezzo di Bitcoin nel 2026. Il suo cruscotto a sei indicatori presenta un quadro contrastante: la massa monetaria M2 degli Stati Uniti è salita a 23.343 miliardi di dollari ad agosto e il Chicago Fed Financial Conditions Index è rimasto in territorio accomodante. Tuttavia, il rendimento reale dei Treasury a 10 anni era al 2,80%, le riserve bancarie sono diminuite di circa 7,5 miliardi di dollari, a 3.022 miliardi, e il Treasury General Account ha registrato una media di 883,4 miliardi di dollari: fattori che potrebbero limitare la liquidità e la propensione al rischio.
L’inflazione è inoltre sotto i riflettori in vista della decisione sui tassi della Federal Reserve del 28 ottobre. A settembre l’IPC è aumentato del 3,7% su base annua, rispetto al 3,4% di agosto. Gli operatori osservano se le indicazioni della Fed e i prossimi dati sulla liquidità possano sostenere una ripresa.
Per Bitcoin, 80.000 dollari rappresentano il principale supporto nel breve periodo. Un movimento stabile sopra gli 83.000 dollari, seguito dal superamento della resistenza compresa tra 84.800 e 87.000 dollari, migliorerebbe le prospettive. Una rottura confermata sotto gli 80.000 dollari potrebbe esporre BTC a un movimento verso i 75.000 dollari.
Bearish
I segnali a breve termine indicano una prospettiva ribassista per Bitcoin. BTC è sceso sotto gli 82.000 dollari dopo non essere riuscito a mantenere il rimbalzo di mercoledì, lasciando esposto il supporto a 80.000 dollari. I rendimenti reali elevati aumentano il costo opportunità di detenere un asset che non genera rendimenti, mentre il calo delle riserve bancarie e un consistente saldo di cassa del Tesoro potrebbero sottrarre liquidità ai mercati. Il dato sull’inflazione di settembre, più alto del previsto, mantiene inoltre i trader attenti al rischio di indicazioni più restrittive da parte della Federal Reserve.
La situazione ricorda periodi passati in cui le sorprese inflazionistiche e le aspettative di una politica monetaria più restrittiva hanno pesato su Bitcoin e sugli altri asset rischiosi: le aspettative sui tassi possono innescare rapidi movimenti dei prezzi, mentre una liquidità più ridotta può rendere più difficile sostenere i rialzi. Il quadro degli indicatori presentato nell’articolo, tuttavia, non è del tutto negativo. L’aumento della massa monetaria M2 e condizioni finanziarie ancora accomodanti offrono un sostegno nel lungo periodo, ma la crescita più ampia della moneta non si traduce necessariamente in acquisti diretti di criptovalute.
Nel breve periodo, i trader potrebbero seguire la decisione della Fed del 28 ottobre, i dati sulla liquidità e la reazione di Bitcoin intorno alla soglia degli 80.000 dollari. Una rottura al ribasso di quel livello potrebbe innescare vendite dovute agli ordini stop-loss e aumentare il rischio di un movimento verso i 75.000 dollari; il recupero degli 83.000 dollari e il successivo superamento della zona di resistenza tra 84.800 e 87.000 dollari migliorerebbero il sentiment. Nel lungo periodo, una crescita sostenuta della liquidità e rendimenti reali più bassi potrebbero favorire Bitcoin, ma i dati attuali non confermano ancora un ciclo duraturo di allentamento monetario. È quindi probabile che la volatilità resti sensibile ai dati macroeconomici e alle comunicazioni della Fed.