Bitcoin e oro sono gli asset con le peggiori performance del 2026
Bitcoin e oro sono diventati le principali classi di attività con le peggiori performance del 2026: un’accoppiata senza precedenti nei dati di Charlie Bilello, che risalgono al 2011. Da inizio anno l’oro ha perso circa il 10% e Bitcoin oltre l’11%, collocandosi entrambi in fondo a una classifica di 21 classi di attività. Per contro, le materie prime hanno guadagnato oltre il 50%, le azioni statunitensi a grande capitalizzazione più del 12% e i Buoni del Tesoro a breve termine quasi il 3%.
L’inversione di tendenza arriva dopo i forti rialzi del 2025 e dell’inizio del 2026, quando gli investitori avevano acquistato oro e Bitcoin come copertura contro debito, deficit e svalutazione delle valute. Da allora, il rincaro del petrolio ha riacceso i timori per l’inflazione e le aspettative di una politica più restrittiva da parte della Federal Reserve. Questo cambiamento ha penalizzato gli asset che non producono rendimenti, perché i tassi d’interesse più elevati rendono più appetibili la liquidità e il debito pubblico.
Bitcoin ha perso circa il 35% rispetto al picco di 126.000 dollari raggiunto nel 2025, nonostante il rimbalzo a 87.000 dollari, e potrebbe registrare il secondo anno consecutivo di perdite se le condizioni non migliorassero. Il quadro di lungo periodo resta più positivo: secondo i dati di Bilello, dal 2011 Bitcoin ha ottenuto un rendimento annualizzato di circa il 120,6%, contro il 6,3% dell’oro.
Bearish
L’articolo indica un contesto difficile per Bitcoin nel breve termine. Le preoccupazioni per l’inflazione alimentata dal petrolio e le aspettative di una politica più restrittiva da parte della Federal Reserve possono far salire i rendimenti e aumentare l’attrattiva della liquidità e dei titoli di Stato, riducendo la domanda di attività che non generano rendimento. Il calo di Bitcoin di oltre l’11% da inizio anno e di circa il 35% dal suo picco segnala inoltre uno slancio debole e può incoraggiare la riduzione del rischio, le vendite innescate dagli stop-loss o la cautela tra i trader di breve periodo. Il rifiuto vicino a 87.000 dollari rappresenta un altro potenziale ostacolo tecnico, anche se l’articolo non fornisce indicatori più ampi di mercato né dati on-chain.
Storicamente, cambiamenti simili nelle aspettative sui tassi hanno penalizzato le attività sensibili al rischio, comprese le criptovalute, mentre gli investitori rivalutano la liquidità e il costo di mantenere posizioni volatili. Nel breve termine, il protrarsi dell’inflazione o ulteriori segnali restrittivi potrebbero rafforzare le vendite e aumentare la volatilità; per una ripresa duratura di Bitcoin servirebbero probabilmente un miglioramento delle condizioni macroeconomiche e una rinnovata domanda d’acquisto. Il quadro di lungo periodo è meno negativo: l’articolo osserva che Bitcoin ha registrato un forte rendimento annualizzato dal 2011. Questa storia potrebbe sostenere gli investitori con un orizzonte temporale più lungo, ma non elimina i rischi di ribasso nel breve termine né garantisce un’inversione di tendenza. L’implicazione complessiva per il mercato è quindi ribassista, pur riconoscendo che il rapporto descrive l’andamento dei prezzi e le pressioni macroeconomiche, anziché un nuovo catalizzatore specifico di Bitcoin.