Bitcoin stabile vicino agli 80.000 dollari in vista della decisione della Fed

Bitcoin era scambiato intorno agli 80.400 dollari dopo essere sceso brevemente a circa 79.300, mentre i mercati attendono la decisione sui tassi della Federal Reserve di mercoledì. I dati di CME FedWatch indicavano una probabilità del 90% che i tassi restassero invariati, mentre i trader valutavano anche la possibilità di un altro rialzo a dicembre. Bitcoin è rimasto pressoché invariato e le altcoin hanno registrato andamenti contrastanti. Ether ha perso lo 0,2%, mentre l’indice DeFi di CoinDesk è stato l’unico a salire. Uniswap ed Ethena hanno guadagnato terreno nonostante il fondo Maelstrom di Arthur Hayes abbia venduto le proprie posizioni direzionali, tra cui 6.400 ETH, 323.000 UNI e 14 milioni di ENA. I prezzi del petrolio sono arretrati in seguito alla ripresa dell’attività diplomatica sull’Iran, contribuendo a sostenere i futures dell’S&P 500. Gli operatori crypto hanno monitorato anche i flussi degli ETF spot su Bitcoin: venerdì i fondi hanno registrato deflussi per 138 milioni di dollari, portando il totale di due giorni a 772 milioni. I dati sui derivati hanno evidenziato una convinzione complessivamente limitata. L’open interest dei futures sulle criptovalute è aumentato dello 0,85%, raggiungendo i 139,9 miliardi di dollari, mentre i volumi di scambio sono diminuiti e le liquidazioni sono calate nettamente. Le opzioni su Bitcoin continuavano a mostrare una domanda di protezione dai ribassi, sebbene lo skew delle put si sia attenuato. La combinazione di incertezza sulla Fed, deflussi dagli ETF e sviluppi geopolitici potrebbe mantenere Bitcoin volatile nel breve periodo.
Neutral
Le notizie sono nel complesso neutrali per i mercati delle criptovalute. Bitcoin è rimasto vicino agli 80.000 dollari e il posizionamento sui derivati ha mostrato poca convinzione direzionale: l’open interest è salito leggermente, i volumi sono diminuiti e le liquidazioni sono calate. Anche i tassi di finanziamento lievemente positivi suggeriscono che il ricorso alla leva non fosse insolitamente concentrato. Questi indicatori non segnalano un’imminente rottura al rialzo o un’ondata di vendite generalizzata. Nel breve termine permangono rischi al ribasso. Gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi per 772 milioni di dollari in due giorni e i trader di opzioni hanno continuato a pagare di più per le put rispetto alle call, segnalando una domanda di protezione. La decisione della Federal Reserve è un altro potenziale fattore di volatilità. Un segnale restrittivo potrebbe mettere sotto pressione gli asset rischiosi, poiché spesso i mercati hanno reagito a indicazioni sui tassi più restrittive del previsto riducendo l’esposizione alle criptovalute. Al contrario, tassi invariati o una prospettiva meno restrittiva potrebbero sostenere i prezzi. La probabilità del 90% di una decisione invariata riportata nell’articolo sembra già ampiamente scontata, quindi le indicazioni della Fed potrebbero contare più della decisione stessa. Il calo dei prezzi del petrolio e il miglioramento delle prospettive diplomatiche potrebbero attenuare alcune preoccupazioni sull’inflazione e sulla geopolitica, bilanciando in parte questi rischi. Nel lungo periodo, deflussi persistenti dagli ETF o una nuova risalita dei tassi potrebbero pesare sulla domanda di Bitcoin, mentre flussi più stabili e un quadro di politica monetaria più chiaro potrebbero favorire una ripresa dei prezzi. Alla luce dei segnali contrastanti, nel breve termine è probabile che i prezzi restino sensibili alle notizie macroeconomiche, senza seguire una chiara tendenza direzionale.