Bitcoin tiene los 80.500 dollari mentre incombono i rischi legati alla Fed e alle elezioni

Martedì Bitcoin scambiava intorno agli 80.500 dollari, in rialzo di circa lo 0,3% nelle ultime 24 ore, dopo aver messo recentemente alla prova il livello di supporto degli 80.000 dollari. Si è mosso tra circa 79.400 e 80.800 dollari, ma resta circa il 30% al di sotto del record di ottobre 2025, vicino ai 126.000 dollari. Tra le pressioni precedenti figurano un calo di circa il 2%, deflussi per circa 635 milioni di dollari dagli ETF spot su Bitcoin il 22 ottobre e liquidazioni di posizioni long per circa 800 milioni di dollari dopo una breve discesa sotto gli 80.000 dollari. I trader seguono con attenzione la riunione della Federal Reserve del 27-28 ottobre e le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh, alla ricerca di indizi su un possibile aumento dei tassi a dicembre. Tassi più elevati potrebbero ridurre la liquidità e pesare su Bitcoin, mentre una pausa o segnali più accomodanti potrebbero aiutare il prezzo a recuperare fino a 88.000 dollari. Le tensioni geopolitiche, il rincaro del petrolio e i timori per l’inflazione alimentano un clima di avversione al rischio, anche se i titoli azionari statunitensi sono saliti in vista dei risultati delle principali aziende tecnologiche e della decisione della Fed. Gli sviluppi politici costituiscono un’altra fonte di incertezza. Il CLARITY Act, una proposta di legge sulla struttura del mercato delle criptovalute, è bloccato a causa delle norme etiche e dei rendimenti delle stablecoin. Secondo gli analisti di TD Cowen, i risultati delle elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre potrebbero ritardare la legge fino a due anni; un Congresso controllato dai democratici è considerato un possibile ostacolo per le politiche sulle criptovalute. La direzione di Bitcoin nel breve termine dipende quindi dai segnali della Fed, dai flussi degli ETF e dagli sviluppi politici.
Bearish
Il bilancio dei rischi a breve termine è ribassista per Bitcoin, anche se finora il livello di 80.000 dollari ha funto da supporto. I deflussi dagli ETF e il forte episodio di liquidazioni mostrano che gli acquirenti potrebbero essere cauti e che una rottura al ribasso del supporto potrebbe innescare ulteriori vendite forzate. Un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, o segnali che i tassi resteranno elevati, potrebbe inasprire le condizioni finanziarie e ridurre la domanda di attività rischiose. L’incertezza politica attorno al CLARITY Act potrebbe inoltre limitare l’ottimismo sul futuro quadro normativo. Questi fattori potrebbero mantenere Bitcoin sotto pressione nel breve termine, soprattutto se i deflussi dagli ETF proseguiranno o il prezzo scenderà sotto gli 80.000 dollari. Le prospettive non sono inequivocabilmente negative. Una pausa sui tassi o indicazioni meno restrittive del previsto, una ripresa degli afflussi negli ETF o progressi nella legislazione sulle criptovalute potrebbero migliorare il sentiment e sostenere una ripresa verso l’area degli 88.000 dollari. Nel lungo termine, l’effetto delle elezioni e della legislazione proposta dipenderà dall’evoluzione delle politiche; i ritardi potrebbero prolungare l’incertezza, ma non determinano da soli il prezzo di Bitcoin. Nel complesso, i rischi macroeconomici e legati ai flussi nell’immediato prevalgono sui potenziali catalizzatori di una ripresa, giustificando una valutazione ribassista ma lasciando spazio alla volatilità e a un rimbalzo.