Bitcoin rimbalza grazie all’allentamento delle tensioni con l’Iran, ma persistono i rischi di vendite

Bitcoin è rimbalzato fino a circa 82.600 dollari dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che gli USA non avrebbero colpito l’Iran prima delle elezioni di metà mandato di novembre. Il movimento ha riportato Bitcoin dal minimo di giovedì, vicino agli 80.300-80.400 dollari, mentre l’allentamento delle preoccupazioni geopolitiche ha contribuito anche al calo dei prezzi del petrolio e a un lieve rialzo dei future azionari statunitensi. Il rimbalzo ha esposto i trader ribassisti al rischio di liquidazione ed è seguito al test della media mobile a 50 giorni, un livello che, secondo gli analisti, ha attirato compratori durante precedenti correzioni. La ripresa resta fragile. Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per circa 244 milioni di dollari l’8 ottobre, dopo i prelievi per 484,9 milioni del giorno precedente. Santiment ha segnalato circa 1,03 miliardi di dollari di profitti realizzati in Bitcoin, il secondo valore giornaliero più alto del 2026, indice di consistenti prese di profitto. Bitcoin era ancora in calo di circa il 5% nell’arco di sette giorni e incontrava una resistenza superiore a 84.281 dollari; una rottura sostenuta potrebbe aprire la strada verso 87.151 dollari. I trader osservano inoltre quota 82.500 dollari come supporto settimanale e la media mobile esponenziale a 50 settimane, intorno a 78.000 dollari, come livello di supporto inferiore. Una discesa sotto il recente minimo di circa 80.300 dollari potrebbe aumentare la pressione ribassista. Altri token importanti sono andati peggio: Ether è sceso di circa il 2% a 2.500 dollari e Solana di quasi il 4% a 110 dollari, mentre XRP e HYPE sono rimasti pressoché invariati. L’indice CoinDesk 20 ha perso circa il 2%. In rapporto alla capitalizzazione di mercato, giovedì le liquidazioni di Ether sono state sei volte quelle di Bitcoin. Le notizie geopolitiche, i flussi degli ETF, le prese di profitto e i livelli tecnici restano fattori importanti per la direzione di Bitcoin nel breve periodo.
Neutral
L’effetto immediato sul prezzo è favorevole a Bitcoin: la diminuzione dei timori di un conflitto imminente tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a far salire il prezzo da circa 80.300–80.400 dollari a circa 82.600, mentre il test della media mobile a 50 giorni ha attirato compratori e il rimbalzo ha aumentato il rischio di liquidazioni delle posizioni short. In alcuni casi, un simile allentamento delle tensioni geopolitiche ha innescato rapidi movimenti di propensione al rischio, ma questi possono esaurirsi se non sono accompagnati da una domanda più ampia. Diversi segnali limitano le prospettive rialziste. I deflussi dagli ETF spot su Bitcoin sono accelerati nel corso di due sessioni riportate, i profitti realizzati sono stati insolitamente elevati e Bitcoin era ancora in calo di circa il 5% nell’arco di sette giorni. Il prezzo ha inoltre incontrato una resistenza vicino a 84.281 dollari, mentre i trader osservavano il livello di 82.500 dollari come supporto. Un movimento sostenuto sopra la resistenza potrebbe migliorare lo slancio a breve termine, mentre una discesa sotto i minimi recenti, intorno a 80.300 dollari, potrebbe portare sotto i riflettori la media mobile esponenziale a 50 settimane, a circa 78.000 dollari. Nel lungo periodo, la sola notizia politica non dimostra un cambiamento duraturo nella domanda di Bitcoin; saranno importanti i flussi degli ETF e il proseguimento degli acquisti in prossimità del supporto tecnico. Nel complesso, la notizia offre un sollievo a breve termine, ma i segnali contrastanti del mercato e i rischi al ribasso giustificano una classificazione neutrale.