Bitcoin sotto pressione di vendita: 4 milioni di BTC sono in perdita

Glassnode stima che i detentori a lungo termine possiedano circa 4 milioni di bitcoin acquistati tra 85.000 e 118.000 dollari, perlopiù nel 2025. Ai prezzi attuali, queste partecipazioni valgono circa 326 miliardi di dollari e sono in perdita. Glassnode definisce detentori a lungo termine gli indirizzi che hanno detenuto bitcoin per più di 155 giorni. La fascia 84.000–85.000 dollari ha spinto il bitcoin al ribasso quattro volte quest’anno. Da gennaio, il bitcoin ha chiuso sopra quella zona soltanto in cinque giornate. Un recupero verso il prezzo di carico dei detentori potrebbe indurre alcuni a vendere per tornare in pari, creando una possibile resistenza. Il prezzo medio di carico stimato degli ETF statunitensi spot su bitcoin è compreso tra 81.500 e 82.000 dollari. Glassnode stima che lunedì le perdite non realizzate medie degli investitori negli ETF fossero pari a circa 2,63 miliardi di dollari; la stima segue i flussi dei fondi ed esclude il prezzo di carico degli acquirenti sul mercato secondario. La concentrazione di bitcoin in perdita potrebbe quindi frenare i rialzi, anche se le vendite effettive dipenderanno dalle condizioni di mercato.
Bearish
I dati indicano una possibile pressione dell’offerta sopra il prezzo attuale: circa 4 milioni di BTC sono stati acquistati sopra gli 85.000 dollari e i detentori potrebbero vendere se il prezzo tornasse al loro costo di acquisto. La fascia tra 84.000 e 85.000 dollari ha più volte agito da resistenza, mentre si stima che anche gli investitori negli ETF spot su Bitcoin registrino ingenti perdite non realizzate. Nel complesso, questi fattori potrebbero rendere più difficile mantenere i rialzi e aumentare la volatilità in prossimità di quei livelli di prezzo. Nel breve periodo, i trader potrebbero osservare la fascia tra 84.000 e 85.000 dollari per individuare segnali di rifiuto, un aumento degli afflussi sugli exchange o volumi di vendita più consistenti. Una rottura decisa al rialzo potrebbe attenuare i timori legati alle vendite al pareggio; l’incapacità di riconquistare quei livelli potrebbe rafforzare la resistenza. Come nei cicli di mercato precedenti, gli investitori rimasti in perdita potrebbero sfruttare una ripresa per uscire, anche se non tutti i detentori venderanno al pareggio. L’effetto a lungo termine è meno certo. Le cifre descrivono una possibile offerta, non vendite confermate, e i detentori di lungo periodo potrebbero continuare a investire se si aspettano prezzi più alti. Inoltre, le stime dei flussi degli ETF non tengono conto del costo di acquisto di chi compra sul mercato secondario. La notizia è quindi un segnale ribassista dal lato dell’offerta, non la prova di un calo imminente; saranno la domanda complessiva, i flussi degli ETF, la liquidità e le condizioni macroeconomiche a determinare se l’eccesso di offerta si tradurrà in una discesa prolungata.