Rallenta il trading spot di Bitcoin mentre cresce l’attività sulle opzioni
Le negoziazioni spot di Bitcoin hanno rallentato a ottobre, mentre l’attività nei mercati dei derivati è aumentata. All’inizio del mese, il volume spot giornaliero medio era di circa 6,8 miliardi di dollari, un livello inferiore a quello registrato in circa il 90% delle giornate di negoziazione da gennaio 2024. A fine ottobre, i dati di CryptoQuant mostravano che la domanda spot cumulativa era diminuita di 76.000 BTC, mentre gli afflussi negli ETF restavano contenuti.
L’open interest delle opzioni su Bitcoin si è mantenuto tra i 37 e i 38 miliardi di dollari tra metà e fine ottobre, con le opzioni call pari a circa il 59-60%. Coincall ha registrato 409 milioni di dollari di scambi in opzioni nell’arco di una settimana, di cui circa 190 milioni legati alla scadenza del 30 ottobre. L’open interest dei futures su Bitcoin era di circa 51-55 miliardi di dollari.
I dati evidenziano una spaccatura nel mercato di Bitcoin: la partecipazione spot e la nuova domanda si sono indebolite, mentre i trader hanno continuato a utilizzare i derivati per esprimere le proprie posizioni e gestire il rischio. La scarsa domanda spot potrebbe rendere i rialzi vulnerabili, mentre le scadenze concentrate delle opzioni potrebbero contribuire alla volatilità nel breve termine.
Neutral
Il segnale di mercato è contrastante e giustifica una classificazione neutrale. I volumi spot di Bitcoin e la domanda cumulativa si sono indeboliti, mentre i modesti afflussi negli ETF hanno fornito poche indicazioni di nuovi acquisti istituzionali. Queste condizioni possono rendere meno duraturi i rialzi dei prezzi e lasciare Bitcoin più esposto alle vendite se la domanda non si riprende.
Allo stesso tempo, l’open interest sulle opzioni è rimasto elevato, le call hanno rappresentato la maggioranza delle posizioni e anche l’open interest sui futures è stato consistente. Ciò indica che gli operatori continuano a mantenere posizioni e a gestire il rischio, anziché ritirarsi in massa dal mercato. Tuttavia, una quota maggiore di call non garantisce un rialzo dei prezzi: le opzioni possono essere utilizzate per coprirsi o per strategie a spread, e il solo open interest non rivela se, nel complesso, le posizioni siano rialziste o ribassiste.
Nel breve termine, la concentrazione degli scambi in prossimità delle date di scadenza può amplificare le oscillazioni dei prezzi, man mano che i contratti vengono regolati e gli operatori adeguano o rinnovano le posizioni. Con una partecipazione contenuta sul mercato spot, i flussi dei derivati potrebbero influenzare maggiormente i prezzi, aumentando potenzialmente la volatilità in entrambe le direzioni. Nei mercati delle criptovalute, periodi analoghi — caratterizzati da una forte attività sui derivati ma da una debole domanda spot — hanno spesso prodotto movimenti bruschi senza definire una tendenza duratura.
Nel lungo termine, la crescita dei mercati delle opzioni offre agli operatori più strumenti per coprirsi e esprimere le proprie opinioni, ma da sola non genera una pressione d’acquisto sostenuta. Per un segnale direzionale più solido servirebbero una ripresa della domanda spot e maggiori afflussi negli ETF, insieme al posizionamento sui derivati. Fino ad allora, i dati suggeriscono prudenza e una possibile volatilità, piuttosto che una prospettiva chiaramente rialzista o ribassista.