I deflussi dagli ETF su Ether persistono mentre ETH testa un supporto chiave

I deflussi dagli ETF su Ether sono rimasti motivo di preoccupazione a ottobre. Un rapporto precedente stimava i deflussi netti mensili a circa 1,08 miliardi di dollari e segnalava cinque sessioni negative consecutive, compresi 26,13 milioni di dollari ritirati il 20 ottobre. Al 27 ottobre, gli ETF spot statunitensi su Ether avevano registrato deflussi per il secondo giorno consecutivo: 60,22 milioni di dollari, dopo gli 88,6 milioni del 26 ottobre. ETHA di BlackRock ha guidato i prelievi, anche se FETH di Fidelity e i fondi Ethereum di Grayscale hanno registrato afflussi. Nelle ultime due sessioni i deflussi complessivi sono stati di circa 148,8 milioni di dollari, mentre rapporti precedenti avevano evidenziato anche una domanda netta più debole per i fondi. È opportuno monitorare i rimborsi di ETHA e i flussi degli ETF, ma da soli non determinano il prezzo di ETH. Il 27 ottobre ETH era scambiato intorno a 2.365 dollari, al di sotto del livello di 2.400 dollari osservato in precedenza dai trader. Un recupero duraturo sopra i 2.400 dollari potrebbe portare sotto i riflettori quota 2.440; una discesa sotto i 2.300 dollari potrebbe indebolire il rimbalzo. Analisi tecniche precedenti avevano individuato supporti a 2.362, 2.324 e intorno a 2.311 dollari, con resistenze vicino a 2.444 e 2.500 dollari. I dati sui derivati hanno mostrato liquidazioni di ETH per 90,59 milioni di dollari, perlopiù di posizioni short, mentre il calo dell’open interest suggeriva la chiusura di posizioni anziché una forte nuova domanda. Una rottura sopra i 2.500 dollari potrebbe aprire la strada verso 2.548 e 2.780 dollari. In contrasto con i deflussi dagli ETF su Ether, il 27 ottobre gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato afflussi per 176 milioni di dollari.
Bearish
I persistenti deflussi dagli ETF su Ether indicano una domanda istituzionale più debole per questi fondi e potrebbero pesare sul sentiment nei confronti di ETH nel breve termine, soprattutto finché il prezzo resta sotto la soglia dei 2.400 dollari, attentamente monitorata. Nelle ultime due sessioni si sono registrati prelievi netti per circa 148,8 milioni di dollari, mentre precedenti resoconti parlavano di deflussi di ottobre considerevolmente più elevati. Se ETH dovesse perdere i supporti vicini a 2.362 e 2.324 dollari, i trader potrebbero concentrarsi sull’area di costo medio di 2.311 dollari e, in caso di ulteriore ribasso, sui 2.300 dollari. L’impatto, tuttavia, non è uniformemente negativo: gli ultimi deflussi sono stati inferiori a quelli del giorno precedente, alcuni fondi hanno registrato afflussi ed ETH è salito nella giornata nonostante i prelievi. Le liquidazioni precedenti hanno riguardato perlopiù posizioni short, il che potrebbe aver sostenuto un rimbalzo; tuttavia, il calo dell’open interest suggerisce che il movimento non riflettesse necessariamente nuovi acquisti. Nel lungo termine, rimborsi prolungati dagli ETF potrebbero limitare la domanda e aumentare la sensibilità alle notizie negative di mercato. Al contrario, la stabilizzazione dei flussi e un movimento sostenuto sopra i 2.400 dollari — e soprattutto sopra i 2.500 — indebolirebbero lo scenario ribassista e riporterebbero in vista livelli di resistenza più elevati. Nel complesso, i deflussi persistenti e la posizione di ETH al di sotto di livelli chiave giustificano una valutazione ribassista, mentre l’andamento dei prezzi e dei flussi resta importante da monitorare.