La Banca del Giappone aumenterà le vendite annuali di ETF a 5,5 miliardi di dollari

La Banca del Giappone (BOJ) aumenterà le vendite annuali dei suoi fondi negoziati in borsa (ETF) da 330 miliardi di yen a 860 miliardi di yen al valore contabile, pari a circa 5,5 miliardi di dollari, a partire da gennaio 2027. Si prevede che il ritmo più sostenuto riduca da 112 a 43 anni il tempo necessario per liquidare le partecipazioni. Sulla base delle transazioni recenti, le vendite potrebbero ammontare ogni anno a circa 2.460 miliardi di yen, ovvero 15,6 miliardi di dollari, al valore di mercato. La BOJ afferma che le vendite corrisponderanno a circa lo 0,1% del valore degli scambi azionari, un approccio graduale volto a limitare la pressione sulle azioni giapponesi. Potrebbe rallentare o sospendere le dismissioni in caso di grave instabilità dei mercati. La banca ha smesso di acquistare ETF nel marzo 2024 e ha avviato vendite graduali nel gennaio 2026. La decisione arriva in un contesto di volatilità sui mercati azionari globali e dopo il calo del 2,1% registrato venerdì dal Nikkei 225 giapponese. Separatamente, la BOJ ha mantenuto il tasso di riferimento all’1,25%, lasciando però aperta la possibilità di ulteriori rialzi. La ministra delle Finanze Satsuki Katayama ha dichiarato che vendite più rapide potrebbero aumentare gli utili della BOJ e i versamenti delle eccedenze al governo, anche se i proventi dipenderanno dai prezzi di mercato. Per chi opera nel settore delle criptovalute, la rilevanza è indiretta: la politica monetaria giapponese, le oscillazioni dello yen e la domanda di attività rischiose possono influire sulla liquidità globale e sul sentiment del mercato cripto.
Neutral
La notizia non ha un catalizzatore diretto per le criptovalute: non riguarda la regolamentazione delle cripto, i flussi di token né uno specifico asset digitale. Le vendite di ETF della BOJ sono pianificate gradualmente e dovrebbero rappresentare solo circa lo 0,1% del valore degli scambi sul mercato azionario giapponese. La possibilità di rallentare o sospendere le vendite durante le fasi di stress dei mercati limita inoltre il rischio di uno shock improvviso di liquidità. Questi elementi sostengono una valutazione neutrale nel breve termine, anziché chiaramente rialzista o ribassista. Ci sono canali indiretti che gli operatori potrebbero monitorare. Un disinvestimento più rapido dal portafoglio azionario della BOJ, insieme a possibili aumenti dei tassi d’interesse, potrebbe influire sulle azioni giapponesi, sullo yen e sulla propensione globale al rischio. Uno yen più forte o una minore propensione alle operazioni di carry trade con leva potrebbero pesare sugli asset rischiosi, comprese le criptovalute, mentre una maggiore fiducia nella posizione fiscale del Giappone o una transizione ordinata potrebbero avere un effetto più favorevole. La direzione dipenderebbe da come i mercati interpretano la politica e da indicatori correlati, come la volatilità dello yen, i rendimenti obbligazionari, i flussi azionari e la liquidità complessiva. In passato, i cambiamenti della politica monetaria giapponese hanno talvolta innescato una revisione dei prezzi sui mercati globali, ma gli effetti sulle criptovalute sono stati variabili e in genere dipendenti dal quadro macroeconomico più ampio. Nel breve termine, gli operatori potrebbero osservare le variazioni dello yen e gli eventuali segnali che le vendite di ETF stiano incidendo sulle azioni; questo annuncio, da solo, non offre motivi chiari per aspettarsi un forte movimento delle criptovalute. Nel lungo termine, il disinvestimento nell’arco di 43 anni segnala il graduale abbandono di una posizione straordinaria dell’era degli stimoli. È probabile che il suo impatto sulle criptovalute resti indiretto e si manifesti attraverso la liquidità globale e il sentiment di rischio, anziché tramite variazioni immediate dell’offerta o della domanda di specifici token.