Si aggrava la svendita delle azioni cinesi legate all’IA: bruciati 2.400 miliardi di dollari
Il mercato azionario cinese ha perso circa 2.400 miliardi di dollari di valore da maggio, mentre gli investitori si chiedono se il boom dell’intelligenza artificiale nel Paese possa generare profitti. Secondo Goldman Sachs, le società di IA rappresentano il 42% del valore di mercato delle azioni cinesi quotate nella Cina continentale e a Hong Kong e il 57% degli scambi, rendendo il mercato nel suo complesso vulnerabile ai ribassi del settore.
Il CSI 300 è entrato in territorio ribassista il 22 ottobre, mentre l’indice tecnologico e dei chip STAR 50 è sceso del 40% in meno di quattro mesi, bruciando circa 480 miliardi di dollari. Continua comunque a essere scambiato a circa 100 volte gli utili, rispetto a circa 30 volte per il Nasdaq 100.
Gli analisti citano la debolezza della spesa dei consumatori e i dubbi sui rendimenti degli investimenti nell’IA. Le restrizioni statunitensi alla tecnologia cinese aggiungono pressione, comprese quelle che riguardano i robot umanoidi e i componenti ottici utilizzati nei centri dati. Le azioni dei produttori di componenti Zhongji Innolight ed Eoptolink sono scese di circa il 60% dai picchi.
Il clima di avversione al rischio comprende anche il Brent sopra i 111 dollari al barile e i rendimenti dei Treasury statunitensi decennali vicini al 5%. Bitcoin è sceso brevemente sotto gli 80.000 dollari in vista della decisione della Federal Reserve del 28 ottobre. Per i trader di criptovalute, la combinazione di azioni cinesi dell’IA in calo, rendimenti obbligazionari elevati e petrolio caro indica una più ampia volatilità degli asset rischiosi, anche se l’articolo non individua un fattore scatenante diretto per il mercato delle criptovalute.
Bearish
L’articolo descrive un contesto generale di avversione al rischio, non uno sviluppo specifico del settore crypto. La perdita di 2.400 miliardi di dollari del mercato azionario cinese, l’ingresso del CSI 300 in territorio ribassista e il calo del 40% dello STAR 50 indicano una minore propensione per gli asset di crescita e tecnologici. Il Brent sopra i 111 dollari e i rendimenti dei Treasury statunitensi a 10 anni vicini al 5% aggiungono pressione, alimentando i timori per l’inflazione e i costi di finanziamento. La breve discesa di Bitcoin sotto gli 80.000 dollari prima della decisione della Federal Reserve è coerente con una riduzione dell’esposizione degli investitori agli asset volatili.
Nel breve termine, i prezzi delle criptovalute potrebbero restare sensibili ai rendimenti dei Treasury, ai prezzi del petrolio, alle aspettative sulla Fed e a ulteriori cali dei mercati azionari. Se gli investitori riducono il rischio su tutti i mercati, Bitcoin e altri criptoasset liquidi potrebbero subire vendite e oscillazioni intraday più marcate. Episodi analoghi di aumento dei rendimenti e calo dei titoli tecnologici sono spesso coincisi con pressioni sulle criptovalute, anche se il rapporto non è costante e non dimostra che le azioni cinesi determinino direttamente l’andamento di Bitcoin.
Nel lungo termine, l’articolo non presenta prove di un cambiamento nei fondamentali delle criptovalute né di uno shock diretto di natura regolamentare o settoriale per gli asset digitali. Un’inversione dei rendimenti o una ripresa della propensione al rischio potrebbero quindi attenuare la pressione. La valutazione ribassista riflette il contesto macroeconomico immediato, non una previsione di una fase prolungata di ribasso delle criptovalute.