Voto di chiusura del CLARITY Act rinviato al 15 settembre: lotta su etica e ricompensa in stablecoin
Il Senato degli Stati Uniti ha rinviato l’avanzamento procedurale del CLARITY Act. Il leader della maggioranza John Thune ha confermato che non ci sarà un voto di cloture prima della pausa estiva. Thune ha presentato richiesta di cloture il martedì 15 settembre, che richiede 60 voti per far avanzare il disegno di legge sulla struttura del mercato degli asset digitali.
Due controversie irrisolte stanno guidando l’incertezza. La prima riguarda il pacchetto “etica” legato a presunte preoccupazioni sulla speculazione/cripto-profitti attribuiti al presidente Donald Trump: i democratici cercano limiti come una possibile dismissione e un percorso legale per i procuratori generali statali se il DOJ non agisce. La seconda riguarda il linguaggio sulle “ricompense” delle stablecoin: i repubblicani temono che il testo sia vago e possa abilitare rendimenti simili a interessi, sollevando preoccupazioni per la fuga dei depositi e per la pressione sulle banche di comunità.
Le aspettative sono contrastanti. TD Cowen stima circa il 25% di probabilità di approvazione quest’autunno, mentre Kalshi indica probabilità più alte di un voto a settembre, ma solo circa il 34% dei trader si aspetta che il CLARITY Act diventi legge entro il 1° luglio 2027. Separatamente, Trump Media & Technology Group, collegato a Trump, ha affermato di abbandonare una strategia di tesoreria basata su Cronos legata all’esposizione a CRO e di vedere un BTC stack in diminuzione.
Per i trader, il segnale nel breve periodo è il rischio di headline regolamentari persistenti attorno al CLARITY Act, che può mantenere il sentiment di mercato reattivo anziché guidato da una spinta legislativa confermata.
Neutral
L’asset negoziabile a cui si fa esplicito riferimento è BTC. Il ritardo del CLARITY Act mantiene l’incertezza regolatoria elevata fino al prossimo ciclo politico, il che può aumentare la volatilità guidata dai titoli, ma non fornisce una conferma chiara né dell’approvazione né del rigetto. I punti specifici che restano bloccati (disposizioni etiche e preoccupazioni su ricompense in stablecoin/questioni simili a rendimenti) suggeriscono trattative in corso, coerenti con l’idea che nel breve periodo il prezzo possa restare “choppy”, cioè senza una traiettoria netta, più che avviare una tendenza.
Inoltre, la notizia separata secondo cui Trump Media & Technology Group sta cancellando una strategia di tesoreria basata su Cronos legata all’esposizione a CRO e che sta segnalando un ridimensionamento dello stack di BTC aggiunge una narrazione di domanda/posizionamento ridotti da parte di un’entità collegata. Tuttavia, poiché la variazione di BTC viene descritta come “in contrazione” e non come un chiaro catalizzatore di vendita collegato agli esiti del CLARITY Act, l’impatto netto su BTC è meglio classificato come neutrale: potenzialmente volatilità legata ai titoli, ma nessun vantaggio direzionale solido.