La CLARITY Act si blocca mentre Lummis accusa i democratici di ostacolare le tutele per le criptovalute
La senatrice Cynthia Lummis ha accusato i democratici del Senato di bloccare il CLARITY Act, nonostante le disposizioni del provvedimento prevedano, secondo lei, sanzioni più severe per le violazioni legate alle criptovalute, la custodia degli asset dei clienti, gli obblighi di trasparenza degli exchange e le garanzie patrimoniali. Il disegno di legge istituirebbe inoltre un quadro normativo per gli exchange di materie prime digitali, con una supervisione condivisa tra CFTC e SEC in ambiti specifici.
Il 15 settembre 2026 il CLARITY Act non ha superato un voto procedurale al Senato: i voti sono stati 49 a favore e 50 contrari. Per avanzare erano necessari 60 voti. I democratici affermano che tra le ragioni del loro voto contrario vi erano questioni irrisolte relative alle norme etiche e altri aspetti normativi, non l'opposizione a specifiche tutele dei consumatori. Il voto procedurale non era una votazione separata su ciascuna disposizione e il disegno di legge non è diventato legge.
Sette senatori democratici hanno manifestato interesse a riprendere i negoziati, ma al 23 ottobre i leader del Senato non avevano annunciato una nuova votazione. Per rilanciare il provvedimento servirebbe una coalizione di 60 voti. Per chi opera nel trading di criptovalute, lo stallo del CLARITY Act significa che permane l'incertezza sulle regole che disciplinano la struttura del mercato statunitense; l'impatto immediato è limitato, mentre un futuro accordo bipartisan potrebbe incidere sugli obblighi di conformità degli exchange e sulla tutela degli investitori.
Neutral
La notizia è neutrale per i mercati delle criptovalute perché riferisce una battuta d’arresto legislativa, non una nuova norma né un cambiamento immediato nelle operazioni degli exchange. Il CLARITY Act non è riuscito a proseguire dopo un voto procedurale conclusosi 49-50, ben al di sotto dei 60 voti richiesti, e il disaccordo resta irrisolto. Le dichiarazioni di Lummis mettono in evidenza le tutele proposte, ma il voto non ha respinto separatamente ciascuna disposizione. I democratici citano preoccupazioni etiche e normative, mentre sette senatori hanno manifestato interesse a proseguire i colloqui.
Nel breve termine, i trader potrebbero considerare il rinvio come il protrarsi dell’incertezza normativa negli Stati Uniti. Ciò potrebbe incidere modestamente sul sentiment nei confronti delle società crypto quotate negli Stati Uniti o dei token ritenuti esposti alle norme sulla struttura del mercato, ma l’articolo non fornisce prove di un movimento diretto dei prezzi o di uno shock alla stabilità dell’intero mercato. È probabile che contino di più indicatori più ampi, come l’andamento di Bitcoin, la liquidità, la propensione al rischio e gli sviluppi normativi.
Nel lungo termine, l’approvazione di un quadro bipartisan potrebbe chiarire la registrazione degli exchange, le tutele per gli asset dei clienti e la supervisione delle autorità, favorendo potenzialmente la fiducia e la partecipazione istituzionale. Al contrario, uno stallo prolungato potrebbe mantenere l’incertezza e aumentare i costi di conformità. Ritardi legislativi simili hanno generalmente agito come fattori di sentiment e di rischio politico, più che come catalizzatori autonomi di una direzione sostenuta dei prezzi. Le prospettive potrebbero cambiare se i negoziati portassero a un accordo o i leader fissassero una nuova votazione.