I market maker delle criptovalute hanno bisogno di regole chiare per contrastare la manipolazione
Un’analisi di Tiger Research sostiene che i market maker nel settore delle criptovalute forniscono liquidità essenziale, ma spesso vengono confusi con società che manipolano i prezzi o falsificano i volumi di scambio. Una genuina attività di market making può ridurre gli spread e lo slippage, aiutando i trader a comprare o vendere senza dover attendere una controparte. Può inoltre favorire un funzionamento più ordinato dei mercati dei token.
L’articolo afferma che nel mercato delle criptovalute mancano standard chiari per i contratti di market making, la trasparenza delle informazioni e la supervisione. Tra i rischi figurano accordi non dichiarati o caratterizzati da conflitti di interesse, società di trading affiliate agli exchange che ricevono un trattamento privilegiato e market maker che ritirano le proprie quotazioni durante forti ribassi. Viene citato il caso del token MOVE, in cui un intermediario avrebbe gestito entrambe le parti di un accordo di liquidità e i token sarebbero stati venduti su un mercato con scarsa domanda. L’articolo richiama inoltre il collasso di FTX-Alameda e il caso Gotbit, relativo a presunte operazioni di wash trading.
L’analisi raccomanda di valutare la reale profondità del book degli ordini, gli spread, lo slippage e la disponibilità di quotazioni sia in acquisto sia in vendita, invece di basarsi soltanto sui volumi di scambio. Chiede inoltre contratti trasparenti, misure di tutela contro i conflitti di interesse e obblighi e incentivi chiari per i market maker nei momenti di stress del mercato. Queste proposte potrebbero migliorare la fiducia e la stabilità del mercato, ma l’articolo non annuncia una nuova norma valida per l’intero mercato né un cambiamento immediato delle condizioni di trading.
Neutral
L’articolo è un’analisi del settore e una serie di raccomandazioni normative, non una notizia sull’entrata in vigore di una norma o su un cambiamento nei fondamentali di un token specifico. È quindi probabile che il suo impatto diretto sugli scambi nel breve termine sia limitato. Gli operatori potrebbero prestare maggiore attenzione alla profondità dei book degli ordini, agli spread, allo slippage e alla disponibilità di quotazioni, soprattutto per i token più piccoli e nei mercati con scarsa liquidità. L’episodio di MOVE e il collasso di FTX-Alameda mostrano come accordi opachi e conflitti di interesse possano minare la fiducia, ma non dimostrano un cambiamento immediato a livello dell’intero mercato.
Nel breve termine, il rinnovato esame dell’attività dei market maker potrebbe aumentare la cautela nei confronti dei token con volumi dichiarati insolitamente elevati ma book degli ordini poco profondi. Durante brusche fasi di vendita, i dubbi sulla possibilità che la liquidità resti disponibile potrebbero inoltre amplificare la volatilità. Nel lungo termine, contratti trasparenti, informative sostanziali e standard di quotazione applicabili potrebbero distinguere l’effettiva fornitura di liquidità dal wash trading e migliorare la resilienza del mercato. Tuttavia, requisiti più rigorosi potrebbero aumentare i costi di conformità o ridurre il numero di fornitori, indebolendo potenzialmente la liquidità in alcuni mercati. Nel complesso, l’articolo segnala sia possibili miglioramenti sia rischi di transizione, senza offrire un chiaro catalizzatore direzionale per i prezzi delle criptovalute; la valutazione più appropriata è neutrale.