Voto del Senato sulla legge Clarity fissato per il 15 settembre
Il presidente della SEC, Paul Atkins, prevede che il Senato tenga il 15 settembre un voto procedurale cruciale sulla Clarity Act. Il voto determinerebbe se il disegno di legge sulla struttura del mercato delle criptovalute potrà passare alla discussione e a un’eventuale votazione finale; di per sé, non trasformerebbe il provvedimento in legge. Atkins ha dichiarato di sperare che la Clarity Act arrivi al presidente per la firma, creando un quadro più duraturo per la regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti e sostenendo l’ambizione del Paese di diventare un hub globale delle criptovalute.
La Clarity Act stabilirebbe se gli asset digitali sono titoli, materie prime o stablecoin, e dividerebbe la supervisione tra la SEC e la Commodity Futures Trading Commission. Introdurrebbe inoltre requisiti di registrazione, custodia, divulgazione e antiriciclaggio per le imprese crypto. La Camera dei rappresentanti ha approvato il disegno di legge nel 2025, mentre una commissione del Senato ha approvato la propria versione nel 2026. Tuttavia, restano divergenze sulle ricompense delle stablecoin, sui rendimenti per i clienti su piattaforme come Coinbase, sulle tutele per la finanza decentralizzata, sugli interessi del settore bancario e sulle norme etiche per i funzionari pubblici.
I repubblicani detengono 53 seggi al Senato, il che significa che è necessario un sostegno bipartisan per raggiungere la soglia di 60 voti richiesta per la chiusura del dibattito. I trader di Kalshi assegnano attualmente una probabilità del 49% all’approvazione della Clarity Act come legge nel 2026. SEC e CFTC stanno proseguendo separatamente i rispettivi processi normativi, comprese possibili esenzioni per la raccolta di capitali tramite token, un porto sicuro per i token e regole più chiare sulla custodia delle criptovalute da parte dei consulenti finanziari. Per i trader, i progressi sulla Clarity Act potrebbero migliorare il sentiment verso gli exchange statunitensi, gli emittenti di token e le società di infrastrutture per gli asset digitali, mentre un voto fallito potrebbe prolungare l’incertezza normativa.
Neutral
Le notizie sono neutrali per i prezzi delle criptovalute perché l’evento del 15 settembre è un voto di chiusura del dibattito, non il voto finale per approvare il Clarity Act. Il disegno di legge deve ancora superare la soglia di 60 voti, i negoziati bipartisan e diverse questioni irrisolte riguardanti le ricompense sulle stablecoin, i rendimenti per i clienti, la finanza decentralizzata e le norme etiche. Queste incertezze limitano la probabilità di una reazione immediata e generalizzata dei prezzi delle criptovalute.
Nel breve termine, i trader potrebbero prezzare una maggiore probabilità di progressi legislativi, sostenendo potenzialmente l’appetito per il rischio nei confronti degli exchange statunitensi, degli emittenti di token e delle società di infrastrutture per gli asset digitali. Un fallimento del voto di chiusura, nuovi ritardi o emendamenti sfavorevoli potrebbero provocare la reazione opposta e aumentare la volatilità. Tuttavia, è probabile che l’impatto sulle principali criptovalute rimanga indiretto, poiché la legislazione non modifica direttamente l’offerta di token, l’utilizzo delle reti o la liquidità del mercato.
Nel lungo termine, l’approvazione del Clarity Act potrebbe ridurre l’incertezza normativa, incoraggiare la partecipazione istituzionale e migliorare il contesto operativo per le aziende crypto conformi alle regole. Se il Congresso non dovesse intervenire, la continua elaborazione di norme da parte di SEC e CFTC potrebbe offrire una soluzione parziale, ma una regolamentazione frammentata potrebbe continuare a pesare sulla fiducia del mercato. I trader dovrebbero quindi monitorare il conteggio dei voti, gli emendamenti e le successive azioni delle agenzie, invece di considerare il voto programmato come un catalizzatore rialzista confermato.