BCE: l’IA potrebbe stimolare la crescita, ma l’Europa è indietro rispetto a Stati Uniti e Cina

Philip Lane, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, afferma che l’intelligenza artificiale sta già influenzando l’economia dell’area dell’euro, anche se i suoi incrementi di produttività non si sono ancora pienamente manifestati. Nel 2026 le imprese dovrebbero destinare circa il 10% degli investimenti all’IA, mentre i prestiti legati all’IA rappresentano approssimativamente un quarto della recente crescita del credito alle imprese. Anche l’uso dell’IA si è diffuso: alla fine del 2025 il 64% delle imprese ha dichiarato di utilizzarla in via sperimentale o in misura moderata e nel 2026 il 52% dei lavoratori l’ha usata sul lavoro, rispetto al 26% del 2024. L’Europa resta indietro rispetto a Stati Uniti e Cina per quanto riguarda le infrastrutture e lo sviluppo dell’IA. Detiene circa il 5% della capacità globale di calcolo per l’IA, contro circa il 75% degli Stati Uniti. Secondo gli scenari della BCE, nel prossimo decennio l’IA potrebbe aggiungere da 0,3 a 0,4 punti percentuali alla crescita annua della produttività dell’area dell’euro; un’adozione rapida potrebbe generare guadagni cumulativi superiori al 4%. Nel frattempo, gli investimenti globali nell’IA contribuiscono all’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine. Lane considera l’IA un’opportunità di crescita nel lungo periodo, ma anche una fonte di sfide economiche e finanziarie nel breve termine.
Neutral
L’articolo non presenta alcun catalizzatore diretto per le criptovalute: non parla di criptoasset, progetti blockchain, regolamentazione o flussi di capitali specifici del settore crypto. Le sue implicazioni per il trading di criptovalute sono indirette e, nel complesso, equilibrate; è quindi appropriata una valutazione neutrale. Nel breve termine, il boom degli investimenti nell’IA sta contribuendo all’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine. Se ciò dovesse far salire i rendimenti obbligazionari o rafforzare le aspettative di condizioni finanziarie più restrittive, i trader potrebbero essere meno propensi a detenere attività sensibili al rischio, comprese le criptovalute. Questo potrebbe aumentare la volatilità, soprattutto se i mercati rivedessero le aspettative sulla politica delle banche centrali. Tuttavia, l’articolo non segnala nuove decisioni sui tassi né cambiamenti immediati di politica, quindi non fornisce un chiaro segnale direzionale per i prezzi delle criptovalute. Nel più lungo termine, gli incrementi di produttività trainati dall’IA potrebbero sostenere la crescita economica e potenzialmente attenuare le pressioni inflazionistiche. Ciò potrebbe infine migliorare il contesto macroeconomico per le attività rischiose. Tuttavia, la quota limitata dell’Europa nella capacità di calcolo globale e l’incertezza sui tempi con cui si concretizzeranno gli incrementi di produttività ridimensionano questa prospettiva. Come in precedenti fasi in cui le aspettative di investimenti trainati dalla tecnologia hanno spinto al rialzo i rendimenti, i mercati crypto potrebbero reagire più ai tassi d’interesse reali, alla liquidità e alla propensione al rischio che alla narrativa di crescita in sé. I trader dovrebbero quindi monitorare i rendimenti obbligazionari, le indicazioni delle banche centrali e il posizionamento generale del mercato, anziché considerare le prospettive dell’IA un segnale autonomamente rialzista o ribassista per le criptovalute.