Le liquidazioni di Ethereum guidano una svendita di criptovalute da 1,16 miliardi di dollari mentre BTC scende sotto gli 81.000 dollari

Le liquidazioni nel settore delle criptovalute hanno superato 1,16 miliardi di dollari in 24 ore, mentre Bitcoin è sceso sotto gli 81.000 dollari, prolungando una fase di vendite in cui le posizioni rialziste con leva hanno subito le perdite maggiori. Circa 1,05 miliardi di dollari di liquidazioni hanno riguardato posizioni long. Le liquidazioni di Ethereum hanno raggiunto i 356 milioni di dollari, superando i circa 300 milioni di Bitcoin, e ETH è sceso brevemente sotto i 2.500 dollari, fino a 2.409. Le stime precedenti indicavano liquidazioni di ETH comprese tra 318 e 356 milioni di dollari e liquidazioni di BTC tra 215 e 300 milioni; le posizioni long costituivano circa l’85-95% delle chiusure forzate, che secondo le stime hanno coinvolto tra 100.000 e 190.000 trader. Gli ultimi dati indicano un ricorso alla leva particolarmente elevato su Ethereum. Il volume degli scambi dei future su ETH era circa 15,4 volte quello del mercato spot, mentre l’open interest ammontava a 32,28 miliardi di dollari. La più grande liquidazione singola segnalata riguardava un contratto ETH su Hyperliquid, del valore di quasi 20 milioni di dollari. Anche Bitcoin è sceso sotto la zona di supporto compresa tra 81.000 e 84.000 dollari. Le liquidazioni si sono concentrate sulle principali piattaforme, tra cui Binance, Bybit, OKX e Hyperliquid; secondo alcune segnalazioni, Binance rappresentava oltre la metà del volume di scambi di ETH. Le pressioni macroeconomiche hanno contribuito al calo. Le crescenti preoccupazioni sui tassi d’interesse, il rincaro del petrolio, l’aumento dei rendimenti dei Treasury e il rafforzamento del dollaro statunitense hanno pesato sugli asset rischiosi. Gli ETF su Bitcoin hanno registrato deflussi per circa 729 milioni di dollari il 7 e l’8 ottobre, mentre gli ETF su Ethereum hanno segnato sei giorni consecutivi di deflussi fino all’8 ottobre, per un totale di circa 579 milioni di dollari. I trader tengono d’occhio quota 80.000 dollari per Bitcoin e 2.400 dollari per Ethereum, oltre alla possibilità che BTC riconquisti l’area 81.000-84.000 dollari e che ETH torni sopra i 2.500 dollari. Ulteriori cali dei prezzi, mentre l’open interest resta elevato, potrebbero innescare altre liquidazioni di Ethereum e aumentare la volatilità. La stabilizzazione dei prezzi, la diminuzione dell’open interest e l’attenuazione dei deflussi dagli ETF indicherebbero che la riduzione forzata della leva si sta esaurendo.
Bearish
L’impatto immediato sui prezzi è ribassista sia per Ethereum sia per Bitcoin. Oltre 1,16 miliardi di dollari di liquidazioni, provenienti in larghissima parte da posizioni long, indicano vendite forzate anziché una riduzione ordinata delle posizioni. ETH sembra particolarmente vulnerabile: il totale delle sue liquidazioni ha superato quello di BTC, il volume degli scambi sui futures è stato molte volte superiore a quello del mercato spot e l’open interest è rimasto elevato. Queste condizioni possono amplificare i ribassi se i livelli di supporto cedono, poiché il calo dei prezzi innesca richieste di margine e ulteriori liquidazioni. I deflussi dagli ETF segnalati e la pressione dovuta alle crescenti preoccupazioni sui tassi d’interesse, sui rendimenti e sul dollaro aumentano i rischi di ribasso nel breve termine. Nel breve termine, i trader potrebbero ridurre la leva finanziaria e vendere durante i rimbalzi, monitorando ETH intorno a 2.400–2.500 dollari e BTC intorno a 80.000–84.000 dollari. Una rottura sostenuta al di sotto di queste aree potrebbe accentuare la volatilità; una ripresa accompagnata da un calo dell’open interest e da un rallentamento dei deflussi dagli ETF segnalerebbe un’attenuazione della pressione di vendita. Nel lungo termine, l’episodio di liquidazioni da solo non determina una tendenza duratura. Se la riduzione della leva finanziaria elimina le posizioni affollate e la domanda torna, i prezzi potrebbero stabilizzarsi; tuttavia, deflussi persistenti dagli ETF o nuove pressioni macroeconomiche potrebbero mantenere vulnerabili entrambi gli asset. Gli elementi attuali supportano quindi una valutazione ribassista, in particolare per ETH, pur rendendo importanti i segnali di ripresa.