Le liquidazioni di Ethereum raggiungono i 44 milioni di dollari mentre ETH mette alla prova quota 2.300 dollari

Ethereum ha subito una nuova pressione di vendita dopo la liquidazione di posizioni sui futures ETH per circa 44 milioni di dollari nell’arco di 24 ore. Le posizioni long hanno rappresentato circa 32,6 milioni, pari al 74% del totale, mentre le liquidazioni delle posizioni short hanno raggiunto 11,4 milioni. ETH era scambiato intorno ai 2.320 dollari dopo che Bitcoin era sceso brevemente sotto gli 80.000, in vista della riunione di politica monetaria della Federal Reserve del 27-28 ottobre. L’open interest sui futures di Ethereum è rimasto vicino ai 30 miliardi di dollari, lasciando sul mercato una consistente esposizione a leva. Se ETH scendesse sotto il recente minimo di circa 2.285 dollari, potrebbe entrare nel mirino la fascia 2.250–2.200; una rottura al ribasso dei 2.200 potrebbe aumentare il rischio di un movimento verso i 2.000. Un recupero sopra i 2.350 e poi i 2.400 migliorerebbe le prospettive a breve termine, mentre la fascia 2.500–2.600 è stata indicata come resistenza. La pressione è stata alimentata anche dalla domanda discontinua degli ETF spot statunitensi su Ethereum, che hanno registrato deflussi netti per circa 220,7 milioni di dollari nelle cinque sessioni concluse il 23 ottobre. Separatamente, gli sviluppatori hanno rinviato l’attivazione prevista dell’aggiornamento Glamsterdam sulla testnet Hoodi dopo aver individuato criticità nelle modifiche proposte per il calcolo del gas. Il rinvio aggiunge incertezza al calendario di sviluppo, ma non è stato indicato come causa diretta del calo del prezzo di ETH.
Bearish
Il segnale immediato del mercato è ribassista per Ethereum. Le posizioni long rappresentavano quasi tre quarti dei 44 milioni di dollari in liquidazioni riportate, segno che i trader con leva finanziaria si trovavano dalla parte sbagliata del movimento. Le chiusure forzate possono aggiungere pressione di vendita, soprattutto quando i prezzi si avvicinano a zone con elevate concentrazioni di liquidazioni. La difficoltà di ETH intorno ai 2.300 dollari, insieme a un open interest sui futures pari a circa 30 miliardi di dollari, suggerisce che la volatilità potrebbe rimanere elevata. I flussi deboli o discontinui degli ETF spot su Ethereum aumentano le preoccupazioni, mentre l’imminente decisione della Federal Reserve potrebbe accrescere la cautela sugli asset rischiosi. Nei mercati delle criptovalute, cascate di liquidazioni simili hanno spesso accentuato i ribassi a breve termine, poiché le vendite forzate spingono i prezzi verso ulteriori soglie di leva finanziaria. Tuttavia, le stime di liquidazione intorno a 2.278–2.284 dollari non corrispondono a vendite future confermate, e i soli dati non dimostrano che seguirà un calo più ampio. Una rottura duratura sotto i 2.200 dollari potrebbe rendere più rilevante l’area dei 2.000; il recupero della fascia 2.350–2.400 dollari indebolirebbe lo scenario ribassista immediato e potrebbe favorire la chiusura delle posizioni short. Nel lungo periodo, questo episodio non costituisce di per sé una prova di un cambiamento nei fondamentali di Ethereum. Saranno importanti i flussi degli ETF, l’andamento generale del mercato, i segnali di politica monetaria e i progressi dei lavori sul testnet Glamsterdam, in ritardo. Il rinvio dell’aggiornamento introduce incertezza sui tempi, ma l’articolo non lo collega direttamente alla debolezza dei prezzi. I trader potrebbero quindi considerare l’episodio soprattutto un avvertimento a breve termine sui rischi legati alla leva finanziaria e alla volatilità, monitorando al contempo eventuali miglioramenti della domanda spot e del supporto dei prezzi.