Ritirata l’IPO di Firmus tra domanda debole e crescenti timori sul debito

Firmus Technologies ha ritirato la prevista IPO sull’ASX dopo appena 48 ore di bookbuilding, citando la debole domanda istituzionale e condizioni di mercato sfavorevoli. L’operatore di data centre per l’IA, sostenuto da Nvidia, puntava a raccogliere circa 5 miliardi di dollari australiani a 11 dollari per azione, con una valutazione azionaria implicita di circa 30,6 miliardi di dollari australiani. Secondo notizie precedenti, Firmus aveva valutato un taglio del 25% del prezzo dell’offerta, a 8,25 dollari australiani, che avrebbe comportato una valutazione di circa 33 miliardi di dollari australiani, ma la riduzione non è stata finalizzata prima del ritiro. La valutazione proposta era quasi tre volte quella di circa 10,5 miliardi di dollari statunitensi attribuita in un round di finanziamento privato due mesi prima. Secondo quanto riferito, gli investitori hanno messo in dubbio le prospettive di utili della società, il debito dichiarato di circa 30 miliardi di dollari statunitensi e la perdita di CDC Data Centres come partner in un progetto importante. Firmus gestisce attualmente circa 42 megawatt di capacità di calcolo, ben al di sotto dell’obiettivo di lungo periodo di quasi un gigawatt. Gestisce data centre a Melbourne e Singapore, ne ha altri cinque in fase di sviluppo e serve clienti tra cui OpenAI e Meta. Firmus intende ora cercare finanziamenti privati. Il fallimento dell’IPO di Firmus sottolinea l’attenzione degli investitori alle valutazioni dei data centre per l’IA, agli ingenti requisiti di capitale e ai rischi di esecuzione. Maas Group, che ha un’esposizione finanziaria e commerciale a Firmus, è sceso di oltre il 6% dopo il ritiro. La vicenda potrebbe influire sul sentiment verso gli investimenti nelle infrastrutture tecnologiche, ma non presenta un chiaro legame diretto con i prezzi delle criptovalute.
Neutral
Il ritiro non è direttamente legato ad alcuna criptovaluta e nessuno dei due riepiloghi individua un token o un progetto crypto i cui fondamentali o la cui attività di negoziazione sarebbero influenzati in modo significativo. Nel breve termine, il fallimento dell’IPO potrebbe pesare sul sentiment nei confronti delle società tecnologiche ad alta crescita e delle aziende che operano nell’infrastruttura per l’IA, ma qualsiasi ricaduta sulle criptovalute sarebbe probabilmente limitata e indiretta. Nel lungo termine, un maggiore scrutinio da parte degli investitori su debito, valutazioni e fabbisogno di capitale potrebbe influenzare la propensione generale al rischio; tuttavia, in assenza di un legame diretto con uno specifico criptoasset, non vi sono solide ragioni per attendersi un movimento dei prezzi duraturo. La classificazione appropriata dell’impatto sui prezzi delle criptovalute è quindi neutrale.