I prezzi della benzina schizzano del 44% mentre la guerra con l’Iran mantiene il petrolio sopra i 100 dollari
Negli Stati Uniti la benzina costa quasi 4,29 dollari al gallone, circa il 44% in più rispetto ai 2,98 dollari precedenti all’inizio del conflitto con l’Iran, il 28 febbraio. Il presidente Donald Trump ha definito l’aumento dei costi del carburante un piccolo prezzo da pagare per impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari e ha previsto che, dopo la guerra, il prezzo della benzina potrebbe scendere fino a 1,85 dollari.
I prezzi del petrolio sono diminuiti dopo le notizie di iniziative diplomatiche, ma il Brent è rimasto intorno a 114,82 dollari al barile e il WTI statunitense vicino a 101,19 dollari. I rischi per la produzione e il trasporto marittimo in Medio Oriente, anche nell’area dello Stretto di Hormuz, continuano a sostenere i prezzi. JPMorgan ha stimato il valore fondamentale del Brent a circa 94 dollari, suggerendo che l’incertezza geopolitica spiega parte del premio.
Il diesel è rincarato di circa il 69%, arrivando a circa 6,35 dollari al gallone e facendo aumentare i costi per i trasporti, l’agricoltura e altri settori. Le persistenti pressioni sui prezzi della benzina e del diesel potrebbero alimentare l’inflazione e complicare le prospettive sui tassi d’interesse della Federal Reserve. Per gli operatori di mercato, l’andamento dei prezzi del petrolio e dei carburanti dipenderà in larga misura dalla diplomazia e dalla sicurezza delle infrastrutture energetiche regionali.
Bearish
La notizia è moderatamente ribassista per le criptovalute perché mette in evidenza un rischio d’inflazione legato all’energia, anziché un cambiamento diretto dei fondamentali del settore. Costi del petrolio e dei carburanti persistentemente elevati possono aumentare le spese di trasporto e produzione, mantenere alta l’inflazione e ridurre la probabilità di tagli dei tassi d’interesse nel breve termine. Se gli operatori reagissero rivedendo al rialzo le aspettative sui tassi, il dollaro statunitense e i rendimenti obbligazionari potrebbero rafforzarsi, mettendo sotto pressione Bitcoin e altri asset sensibili al rischio. L’incertezza geopolitica può inoltre innescare una riduzione del rischio nel breve termine e una maggiore volatilità sui mercati.
Shock analoghi all’offerta di petrolio hanno spesso influenzato le criptovalute indirettamente: il principale canale di trasmissione è di solito rappresentato dall’inflazione e dalle aspettative sulla politica monetaria, non da un cambiamento affidabile della domanda specifica di criptovalute. Nel breve termine, gli operatori potrebbero reagire alle notizie sull’Iran, sulle infrastrutture regionali e sullo Stretto di Hormuz; le oscillazioni del petrolio potrebbero a loro volta influenzare il sentiment generale sui mercati. Un aumento duraturo dei prezzi dell’energia potrebbe pesare sulle criptovalute attraverso condizioni finanziarie più restrittive. Tuttavia, non si tratta di un segnale ribassista automatico o necessariamente di lungo periodo: una diplomazia efficace o il ripristino delle forniture potrebbero ridurre il premio geopolitico, attenuare i timori d’inflazione e sostenere gli asset rischiosi. L’andamento del mercato delle criptovalute dipenderà anche dalla liquidità, dalle aspettative sui tassi d’interesse e dai flussi specifici degli asset digitali.