Grayscale: gli Stati Uniti rappresentano il 15–20% dell’attività crypto globale
Grayscale stima che gli Stati Uniti rappresentino appena il 15–20% dell’attività crypto globale, pur ospitando una quota significativa delle infrastrutture che supportano le principali reti. La nota di ricerca, redatta dal responsabile della ricerca Zach Pandl e pubblicata in vista delle elezioni di metà mandato del novembre 2026, afferma che gli Stati Uniti ospitano circa il 36% dell’hashrate di Bitcoin e il 31% dei nodi completi di Ethereum. Stima inoltre che, a giugno 2026, l’economia crypto statunitense si sia contratta del 2,2% su base annua.
I dati suggeriscono che l’attività e l’adozione delle criptovalute a livello globale si estendono ben oltre i confini degli Stati Uniti; pertanto, le tendenze internazionali relative alle stablecoin e alla finanza decentralizzata potrebbero essere importanti fattori trainanti dell’utilizzo delle reti. Grayscale sostiene che questa portata globale potrebbe rendere i cambiamenti politici negli Stati Uniti meno determinanti per la crescita a lungo termine del settore. Tuttavia, la regolamentazione statunitense resta importante per il mining e le infrastrutture di rete, mentre gli afflussi negli ETF spot su Bitcoin ed Ethereum conferiscono agli investitori statunitensi un ruolo influente sulla domanda di mercato e sui prezzi.
Neutral
Il rapporto è di natura strutturale, non un catalizzatore diretto per il mercato. La sua stima secondo cui gli Stati Uniti rappresentano il 15–20% dell’attività globale nel settore crypto potrebbe ridimensionare le aspettative dei trader secondo cui l’esito delle elezioni statunitensi, da solo, determinerà la direzione del settore. Il rapporto evidenzia inoltre il possibile sostegno derivante dall’adozione internazionale, comprese le stablecoin e la DeFi. Questi elementi potrebbero contribuire alle valutazioni di lungo periodo sulla crescita delle reti, ma l’articolo non presenta nuove decisioni politiche, dati sui flussi di capitale né cambiamenti immediati nei fondamentali del mercato che indichino chiaramente un rialzo o un ribasso dei prezzi.
Nel breve termine, è più probabile che gli scambi reagiscano agli sviluppi elettorali, ai flussi degli ETF, alle condizioni macroeconomiche e all’andamento dei prezzi, piuttosto che alla nota di ricerca in sé. Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin ed Ethereum restano un’importante fonte di domanda, mentre la presenza negli Stati Uniti di infrastrutture per il mining e i nodi fa sì che le politiche nazionali siano ancora rilevanti. Narrazioni analoghe sulla portata globale delle criptovalute hanno generalmente influenzato le aspettative degli investitori, senza innescare da sole movimenti dei prezzi duraturi. Nel lungo periodo, una maggiore attività internazionale potrebbe diversificare l’adozione e ridurre la dipendenza da una singola giurisdizione, sebbene i cambiamenti normativi e la concentrazione delle infrastrutture restino potenziali fonti di volatilità. Nel complesso, il probabile impatto diretto sugli scambi e sulla stabilità del mercato è limitato, a sostegno di una valutazione neutrale.