La Grecia propone un’imposta del 10% sulle criptovalute con un’esenzione di 500 €
La Grecia ha proposto un’imposta del 10% sui guadagni individuali in criptovalute, inferiore all’aliquota del 15% discussa dalle autorità a giugno. Il disegno di legge esenta i primi 500 € di guadagni annuali, considera non imponibili gli scambi tra criptovalute e applica la stessa aliquota del 10% ai redditi derivanti da staking, prestiti e fornitura di liquidità. La proposta è aperta alla consultazione pubblica fino al 22 ottobre e dovrebbe essere presentata al Parlamento a novembre; non è ancora legge. Attualmente la Grecia non dispone di un quadro normativo organico per la tassazione delle criptovalute e le autorità affermano che le piattaforme estere rendono difficile valutare il mercato. Non è stata diffusa alcuna previsione di entrate. La proposta chiarirebbe il trattamento fiscale delle criptovalute in Grecia, mentre i Paesi europei si orientano verso regole più chiare per la dichiarazione fiscale degli asset digitali, sebbene norme e aliquote varino da un Paese all’altro.
Neutral
La proposta non è un catalizzatore diretto del prezzo di una specifica criptovaluta: riguarda le plusvalenze individuali in criptoattività e i redditi correlati in Grecia, anziché modificare i fondamentali di un determinato token. Nel breve termine, l’aliquota proposta del 10%, l’esenzione annuale di 500 € e il trattamento non imponibile degli scambi tra criptoattività potrebbero attenuare alcune preoccupazioni rispetto a un carico fiscale più elevato, mentre l’incertezza persisterà fino alla conclusione della consultazione e all’esame del disegno di legge da parte del Parlamento. I trader potrebbero seguire l’iter legislativo, ma è improbabile che la notizia, da sola, influenzi i prezzi generali delle criptovalute o la stabilità del mercato. Nel lungo termine, norme fiscali più chiare potrebbero accrescere la certezza normativa per gli investitori e i fornitori di servizi greci, mentre le imposte su plusvalenze, staking, prestiti e fornitura di liquidità potrebbero influire sulla partecipazione e sull’attività a livello locale. L’impatto complessivo sul mercato è quindi limitato e circoscritto a questa giurisdizione, a sostegno di una valutazione neutrale.