Le vendite di titoli legati all’IA si intensificano mentre i timori per inflazione e debito colpiscono il settore tecnologico

La svendita dei titoli statunitensi legati all’intelligenza artificiale si è intensificata tra il 14 e il 16 ottobre, quando un’inflazione superiore alle attese ha riacceso le preoccupazioni sui tassi d’interesse e sui costi di finanziamento. Il 14 ottobre, l’IPC di settembre è aumentato dello 0,6% su base mensile e del 3,7% su base annua, superando la previsione del 3,6%. L’S&P 500 è sceso dell’1,1% e il Nasdaq Composite dell’1,9%; Nvidia e Broadcom hanno perso entrambe il 3,7%, AMD è scesa del 6,1% e CoreWeave ha perso fino al 15,9%. L’aumento dei rendimenti dei Treasury ha inoltre sollevato interrogativi sui costi di finanziamento dei data center e delle infrastrutture per l’IA, mentre i dubbi sulle previsioni di ricavi di OpenAI hanno pesato sul sentiment. Entro il 16 ottobre, la svendita dei titoli legati all’IA si era estesa. L’S&P 500 è sceso di circa l’1,2% e il Nasdaq del 2,2%, registrando il calo settimanale più marcato degli ultimi 18 mesi. L’indice dei semiconduttori ha perso l’1,8%, mentre CoreWeave, sostenuta da Nvidia, è scesa di oltre il 10% quel giorno e di quasi il 25% nell’arco di diverse sedute. I rendimenti delle sue obbligazioni hanno superato il 15%, segnalando crescenti preoccupazioni per il debito e i rischi finanziari. Anche Meta, Microsoft e i produttori asiatici di chip hanno ceduto terreno. I prezzi alla produzione (PPI) di settembre, così come l’IPC, sono risultati superiori alle attese, alimentando i timori di rialzi dei tassi; l’attenzione sul previsto debutto in Borsa di Anthropic ha aggiunto preoccupazioni sulle valutazioni, nonostante la crescita sequenziale del 45% dei ricavi nel terzo trimestre, secondo quanto riferito. Per chi opera nel mercato delle criptovalute, la svendita dei titoli legati all’IA evidenzia come tassi più alti e avversione al rischio possano propagarsi dai titoli tecnologici ad altri asset rischiosi. Questi resoconti non indicano catalizzatori diretti per le criptovalute, ma i prossimi dati sull’inflazione e le variazioni delle aspettative sulle decisioni della Federal Reserve potrebbero influenzare il sentiment generale del mercato cripto.
Bearish
I rapporti non riportano notizie dirette su una specifica criptovaluta, quindi l’impatto sui prezzi delle criptovalute è indiretto e non riferito a un token specifico. Nel breve termine, un’inflazione più alta del previsto, l’aumento dei rendimenti e i timori legati al debito connesso all’IA possono indurre i trader a ridurre l’esposizione agli asset rischiosi. Questa reazione di avversione al rischio può pesare sulle criptovalute insieme ai titoli tecnologici, soprattutto se aumentano ulteriormente le aspettative di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. Storicamente, aspettative di tassi più elevati e brusche vendite sui mercati azionari hanno talvolta coinciso con una minore domanda di asset speculativi, anche se la relazione non è automatica. Nel lungo termine, l’effetto sulle criptovalute dipenderà maggiormente dall’andamento dell’inflazione, dalla politica della Fed, dalla liquidità e dagli sviluppi specifici del settore crypto. I rapporti indicano quindi un sentiment ribassista nel breve termine, non un calo garantito o duraturo dei prezzi delle criptovalute.