Mudrex e Instadapp sotto indagine dell’ED indiana per criptovalute
La Enforcement Directorate (ED) indiana ha perquisito il 27 ottobre locali collegati a Mudrex, Saber.money e Instadapp nell’ambito di indagini su presunte transazioni transfrontaliere in criptovalute. Il 29 ottobre l’agenzia ha annunciato i risultati preliminari, indicando che l’importo complessivo sotto esame supera i 5.000 crore di rupie (circa 525 milioni di dollari).
L’ED sostiene che RPFAS Technologies, società che gestisce Mudrex, e Saber.money abbiano utilizzato USDT e USDC per agevolare trasferimenti non autorizzati all’estero. Gli investigatori stimano che i presunti trasferimenti e i saldi in criptovalute detenuti all’estero superino i 4.600 crore di rupie e hanno citato Binance e Bybit tra le piattaforme coinvolte. L’agenzia ha precisato che i risultati sono preliminari; non ha annunciato arresti né sanzioni a carico degli exchange.
In un caso separato, l’ED sostiene che entità legate a Instadapp abbiano fatto transitare ricavi in stablecoin e fondi degli investitori tramite società e conti esteri, per poi inviare denaro in India presentandolo come pagamento per servizi software e di consulenza. L’agenzia stima che le presunte violazioni della normativa sui cambi ammontino a circa 40 milioni di dollari. L’indagine è in corso e il comunicato non ha fornito prove relative a singole transazioni. Le perquisizioni si aggiungono ai controlli dell’India sulle rimesse in criptovalute, sull’attività degli exchange offshore e sul rispetto delle norme valutarie.
Bearish
La notizia è ribassista per il sentiment nei confronti delle attività legate alle criptovalute con esposizione all’India, ma da sola non dimostra che si sia verificato uno shock a livello di mercato. Le accuse dell’ED riguardano oltre 5.000 crore di rupie in presunte operazioni transfrontaliere, tra cui una stima preliminare superiore a 4.600 crore collegata a Mudrex e Saber.money e circa 40 milioni di dollari in presunte violazioni delle norme sui cambi legate a Instadapp. L’agenzia non ha annunciato arresti né sanzioni contro Binance o Bybit e definisce preliminari i risultati emersi.
Nel breve termine, i trader potrebbero seguire le risposte ufficiali, eventuali ulteriori azioni di contrasto e possibili cambiamenti nell’accesso, nei depositi o nei prelievi presso i servizi citati. L’indagine potrebbe aumentare la prudenza nei confronti delle piattaforme crypto indiane e dei token associati ai progetti, oltre a suscitare preoccupazione per i canali di rimessa in stablecoin e l’esposizione agli exchange offshore. L’articolo, tuttavia, non segnala scadenze per i prelievi, interruzioni dei servizi o restrizioni dirette per i clienti, quindi non è detto che si verifichino pressioni di vendita generalizzate.
In India, annunci analoghi di azioni di contrasto hanno spesso inciso più direttamente sul sentiment locale e sull’attività degli exchange che sui prezzi globali. Nel lungo termine, il caso potrebbe rafforzare i requisiti di conformità per le società crypto, compresi licenze, monitoraggio delle transazioni e comunicazione dei flussi transfrontalieri. Un’applicazione più severa delle norme potrebbe penalizzare le piattaforme locali e i volumi di scambio, mentre regole più chiare potrebbero infine ridurre l’incertezza. L’impatto sul mercato dipenderà dal fatto che le accuse vengano comprovate e che le autorità estendano le loro azioni. Si tratta di accuse oggetto di indagine, non di fatti accertati in sede giudiziaria.