Indagine sul riciclaggio di criptovalute della mafia italiana: 30 sospettati fermati
Le autorità italiane hanno arrestato 30 persone nell’ambito di un’indagine su una presunta rete di riciclaggio di denaro tramite criptovalute, legata alla mafia e operante da un’attività di autonoleggio vicino a Milano. Sedici sospettati sono stati posti in custodia cautelare e altri 14 agli arresti domiciliari. Sono stati effettuati arresti anche in Spagna e in Svizzera. La polizia ha sequestrato beni per un valore di 21 milioni di euro, tra cui criptovalute, contanti, disponibilità bancarie, imbarcazioni, gioielli e orologi di lusso.
Secondo i procuratori, la rete utilizzava società di comodo e fatture false per oltre 110 milioni di euro per aiutare i clienti a evadere le imposte. Dopo che i clienti pagavano tramite bonifico bancario, i corrieri avrebbero restituito loro una somma equivalente in contanti, trattenendo commissioni dal 2% al 5%. Gli investigatori affermano che il gruppo avrebbe trasferito all’estero circa 68 milioni di euro tramite banche in Lussemburgo, Lituania e Germania, convertendone poi una parte in criptovalute attraverso piattaforme di scambio e conservandola in portafogli sotto il proprio controllo. La presunta attività, operativa in Lombardia da circa tre anni, gestiva anche proventi del traffico di droga e di truffe sugli investimenti online, anche per conto della ’Ndrangheta e della Camorra.
Un ispettore della polizia finanziaria è accusato di aver accettato una tangente di 3.000 euro e divulgato informazioni riservate; sono coinvolti anche un dipendente del tribunale e un avvocato. Le accuse sono ancora oggetto di procedimenti giudiziari. Il caso evidenzia i rischi del riciclaggio tramite criptovalute, ma non individua una specifica criptovaluta, piattaforma di scambio o protocollo; la presunta catena di riciclaggio si basava inoltre in larga misura su contanti, società di comodo e bonifici bancari.
Neutral
L’indagine non cita alcuna criptovaluta, token, piattaforma di scambio o protocollo e, pertanto, non fornisce alcun catalizzatore diretto e specifico per i prezzi delle criptovalute. Nel breve termine, gli arresti e il sequestro potrebbero innescare una reazione limitata di avversione al rischio tra i trader preoccupati per controlli più rigorosi sulle transazioni legate alle criptovalute, ma è probabile che qualsiasi effetto sia generalizzato e dettato dal sentiment, anziché concentrarsi su una moneta specifica. Le accuse descrivono una catena di riciclaggio che si basava anche su contanti, società di comodo e bonifici bancari tradizionali, limitando ulteriormente la rilevanza diretta del caso per i prezzi del mercato delle criptovalute. Nel lungo termine, l’indagine potrebbe rafforzare la pressione normativa e gli obblighi di conformità per le piattaforme di scambio e i trasferimenti transfrontalieri. Ciò potrebbe incidere sull’accesso al mercato o sul sentiment qualora venissero introdotte norme più ampie, ma il caso da solo non dimostra un cambiamento nella domanda, nell’offerta o nei fondamentali di una specifica criptovaluta. L’impatto sui prezzi è quindi valutato come neutrale.