I tassi dei mutui scendono al 7,41%, ma gli acquirenti restano alla larga
I tassi dei mutui negli Stati Uniti sono leggermente scesi per la prima volta in oltre due mesi, ma la domanda di abitazioni ha continuato a indebolirsi. Il tasso medio dei mutui a tasso fisso a 30 anni è sceso al 7,41% nella settimana terminata il 16 ottobre, dal 7,50%. Nonostante il calo, le richieste di mutuo per l’acquisto di una casa sono diminuite del 7% su base settimanale e del 18% su base annua, mentre il totale delle richieste di mutuo è sceso del 5,3%, secondo la Mortgage Bankers Association (MBA). Le richieste di rifinanziamento sono diminuite del 2% nella settimana e sono rimaste inferiori del 59% rispetto a un anno prima. Joel Kan, vice capo economista della MBA, ha affermato che la riduzione dei tassi ipotecari non è stata sufficiente a rilanciare né l’attività di acquisto né quella di rifinanziamento. Sono scesi anche gli altri tassi: quello dei mutui a tasso fisso a 15 anni è calato al 6,73%, mentre il tasso medio dei mutui a tasso variabile 5/1 si è attestato al 6,46%. I dati indicano il persistere delle difficoltà di accessibilità economica e della debolezza della domanda abitativa. Gli investitori seguono con attenzione la riunione della Federal Reserve del 27-28 ottobre, in cerca di indicazioni su quanto a lungo i tassi d’interesse potrebbero rimanere elevati, un fattore che può influire sui rendimenti dei Treasury e sui tassi dei mutui.
Neutral
Il rapporto non presenta alcun catalizzatore diretto per le criptovalute, quindi è probabile che il suo effetto immediato sulle relative contrattazioni sia limitato. Il lieve calo settimanale dei tassi sui mutui è compensato dai costi di finanziamento persistentemente elevati e dalla diminuzione delle richieste di mutuo. Per i mercati delle criptovalute, il segnale più rilevante è la prospettiva generale sui tassi d’interesse: le aspettative che rimangano elevati possono sostenere i rendimenti dei Treasury e il dollaro statunitense, esercitando potenzialmente pressioni su asset rischiosi come Bitcoin e le altre criptovalute. Al contrario, un calo prolungato dei rendimenti potrebbe migliorare le aspettative di liquidità e il sentiment nei confronti degli asset rischiosi. In episodi analoghi caratterizzati da tassi elevati e condizioni finanziarie più restrittive, le criptovalute sono spesso diventate più sensibili ai dati sull’inflazione, alle indicazioni delle banche centrali, ai rendimenti obbligazionari e ai movimenti del dollaro. Tuttavia, questo rapporto sul settore immobiliare, da solo, non dimostra un chiaro cambiamento di tali fattori. Nel breve periodo, gli operatori potrebbero considerarlo un dato macroeconomico di contorno e concentrarsi maggiormente sulle indicazioni della Federal Reserve e sulle aspettative incorporate nei prezzi di mercato. Nel lungo periodo, la persistente debolezza della domanda abitativa potrebbe accrescere i timori per la crescita economica, mentre un eventuale intervento di politica economica o un allentamento dei tassi potrebbe modificare la propensione al rischio. Considerate le implicazioni contrastanti e l’assenza di dati diretti sul mercato delle criptovalute, la classificazione neutrale è la più appropriata.