Il ritiro di PEARL dal mining mette in luce i rischi per i profitti e la rete
PEARL ha perso oltre il 35% rispetto al suo massimo storico di 2,43 dollari in dieci giorni, mentre l’hashrate della rete è sceso dal picco di 100,92 EH/s a 85,52 EH/s. L’aumento della difficoltà di mining e il calo dei prezzi hanno ridotto di oltre il 30% i rendimenti delle GPU, spingendo i miner con costi elevati ad abbandonare l’attività. L’economia del mining di PEARL varia notevolmente: i miner domestici potrebbero restare redditizi perché hanno già ammortizzato le GPU, mentre chi noleggia potenza di calcolo nel cloud per brevi periodi può perdere denaro quando i prezzi scendono. Anche alcune grandi farm stanno destinando le GPU ai servizi di noleggio per l’IA, che, secondo quanto riferito, il 30 ottobre hanno offerto rendimenti superiori al mining. L’articolo evidenzia inoltre i rischi a lungo termine per PEARL: uno studio ha rilevato che oltre il 90% della capacità di calcolo esaminata non svolgeva un autentico lavoro di IA; l’emissione giornaliera di circa un milione di PEARL potrebbe generare una notevole pressione di vendita; e, secondo quanto riferito, un pool di mining controlla quasi metà dell’hashrate della rete. La capacità di Pearl di attirare carichi di lavoro IA reali potrebbe determinare le sue prospettive a lungo termine.
Bearish
Le notizie sono ribassiste per PEARL nel breve termine, perché descrivono una brusca inversione del prezzo accompagnata da un calo dell’hashrate, da rendimenti dei miner in diminuzione e da una potenziale pressione di vendita dovuta all’emissione di circa un milione di nuovi token al giorno. Se i miner continuano ad abbandonare la rete o a vendere le ricompense per coprire i costi, la liquidità potrebbe indebolirsi e amplificare i movimenti dei prezzi, soprattutto perché l’articolo afferma che gli scambi spot sono concentrati su exchange più piccoli. La concentrazione di quasi metà dell’hashrate in un unico pool solleva inoltre dubbi sulla fiducia e sulla sicurezza della rete, fattori che possono pesare sul sentiment degli operatori. In reti proof-of-work si sono già verificati boom minerari simili: i miner spesso arrivano in massa dopo i rialzi dei prezzi, ma l’aumento della difficoltà e il successivo calo dei prezzi finiscono per mettere sotto pressione chi è entrato più tardi e innescare rapide uscite di hashrate. Nel lungo termine, le prospettive dipendono dalla capacità di Pearl di trasformare la narrativa del lavoro utile in carichi di lavoro di IA reali ed economicamente vantaggiosi, e di ridurre le preoccupazioni sulla fornitura di token e sulla concentrazione del mining. Una domanda autentica e una distribuzione più ampia dell’hashrate potrebbero migliorare il sentiment, ma, senza questi sviluppi, la combinazione di una debole economia del mining e di rischi strutturali potrebbe continuare a scoraggiare gli operatori.