La SEC chiarisce i criteri per valutare la decentralizzazione dei token di governance

La Securities and Exchange Commission statunitense (SEC) ha aggiornato le FAQ del proprio staff sulle leggi federali in materia di valori mobiliari e sui token di governance, chiarendo in quali casi i detentori di token possano essere considerati un gruppo di controllo. Secondo le indicazioni, i titolari che votano in modo indipendente in genere non costituiscono un gruppo, a meno che non siano collegati o abbiano un accordo o un’intesa per coordinarsi, anche tramite delega. Anche se considerati un gruppo, devono esercitare un effettivo controllo operativo, economico o di voto per essere qualificati come «parte centrale». Le FAQ definiscono il controllo come la capacità unilaterale di modificare le procedure di voto, selezionare i validatori, modificare il codice, annullare le transazioni o limitare l’accesso. Si tratta di indicazioni dello staff, non di una norma vincolante della SEC, e non classificano UNI né alcun altro token come merce digitale. I progetti dovranno comunque dimostrare che il potere di voto è ampiamente distribuito e che nessuna entità o coalizione coordinata esercita un controllo unilaterale. L’aggiornamento offre ai progetti DAO e agli operatori di mercato un quadro più chiaro per valutare i token di governance, ma permane l’incertezza legata all’esame caso per caso. La novità segue il fallimento del CLARITY Act al Senato nel settembre 2026, lasciando incerti i prossimi passi dei legislatori.
Neutral
L’aggiornamento è moderatamente favorevole ai token di governance, perché afferma che il voto indipendente dei titolari di token non li rende, di per sé, un gruppo di controllo. Ciò potrebbe ridurre una preoccupazione normativa per le DAO e progetti come Uniswap e, col tempo, rendere alcuni exchange, market maker e investitori istituzionali meno cauti. È probabile che l’impatto immediato sugli scambi sia limitato. Le FAQ sono indicazioni non vincolanti del personale della SEC, non determinano lo status di UNI né quello di altri token e lasciano questioni fondamentali — come cosa costituisca un’azione coordinata o una distribuzione sufficientemente ampia — alla valutazione caso per caso. I trader potrebbero quindi considerarle un chiarimento, anziché un via libera normativo definitivo. Nel breve termine, è più probabile che i movimenti dipendano dalle condizioni generali di mercato e da eventuali reazioni specifiche del progetto. Nel lungo periodo, una documentazione più chiara sulla distribuzione del potere di voto e sui limiti al controllo unilaterale potrebbe rafforzare la fiducia, ma eventuali cambiamenti nell’attività di enforcement della SEC o una futura legge potrebbero modificare le prospettive. Il fallimento del CLARITY Act sottolinea inoltre che l’incertezza normativa non è stata risolta.