L’inflazione PCE di settembre resta sopra il 3%, aumentando il rischio di rialzi dei tassi della Fed

L’inflazione PCE statunitense è rimasta elevata a settembre, rafforzando i timori che la Federal Reserve possa mantenere i tassi più alti più a lungo. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è salito del 3,6% su base annua e dello 0,5% su base mensile. Il PCE core, che esclude alimentari ed energia, è aumentato del 3,1% su base annua e dello 0,3% su base mensile: entrambi i tassi annui restano al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed. A settembre la spesa nominale dei consumatori è cresciuta dello 0,5%, trainata dai servizi, mentre il PCE reale, corretto per l’inflazione, è rimasto pressoché invariato. Il reddito personale è aumentato dello 0,2%, mentre il reddito disponibile reale è diminuito dello 0,3%. Il tasso di risparmio personale è stato del 3,8%. I dati sono arrivati dopo che la Fed ha mantenuto il tasso di riferimento al 3,75%-4,00%, con due funzionari dissenzienti a favore di un aumento di un quarto di punto. La persistente inflazione PCE potrebbe sostenere le aspettative di una politica monetaria più restrittiva, mantenendo l’attenzione degli operatori sulle decisioni sui tassi, sui rendimenti dei Treasury e sugli asset sensibili al rischio, come il bitcoin. I dati, da soli, non determinano la prossima mossa della Fed; anche i prossimi dati sull’inflazione e sull’occupazione influenzeranno le aspettative dei mercati.
Bearish
Il rapporto è moderatamente ribassista per le criptovalute nel breve termine, perché l’inflazione PCE —in particolare i tassi annui complessivo e core del 3,6% e del 3,1%— rimane ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed. Ciò può rafforzare le aspettative di una politica restrittiva o ritardare i tagli dei tassi, sostenendo i rendimenti dei Treasury e il dollaro statunitense e riducendo al contempo l’attrattiva di asset sensibili al rischio e privi di rendimento, come Bitcoin. Anche la spesa reale dei consumatori, pressoché invariata, indica una crescita limitata del potere d’acquisto. Sorprese inflazionistiche simili hanno spesso indotto i trader a rivedere le aspettative sui tassi, e le criptovalute hanno reagito alle variazioni dei rendimenti obbligazionari, del dollaro e delle posizioni con leva. La volatilità potrebbe aumentare in vista delle prossime comunicazioni della Fed e delle pubblicazioni di dati economici. Tuttavia, il rapporto non garantisce un nuovo rialzo dei tassi: la Fed li aveva appena mantenuti al 3,75%-4,00%, e i mercati valuteranno i prossimi dati su inflazione e occupazione. Nel lungo periodo, un’inflazione persistente potrebbe mantenere rigide le condizioni di liquidità e pesare sulle valutazioni delle criptovalute; al contrario, segnali di rallentamento dell’inflazione o di indebolimento dell’attività potrebbero rilanciare le aspettative di una politica più accomodante e sostenere una ripresa. Il segnale complessivo è ribassista, ma la reazione del mercato dipenderà dal confronto tra i dati e le aspettative e dall’andamento dei rendimenti e del dollaro.