La Corea del Sud vuole bloccare due società di criptovalute non registrate
L’Unità di intelligence finanziaria (FIU) della Corea del Sud ha chiesto all’autorità nazionale di revisione delle comunicazioni di bloccare l’accesso a TetherMax e SuperTrust, sospettate di operare come società di criptovalute non registrate. La richiesta è arrivata in seguito alle segnalazioni della Digital Asset Exchange Alliance (DAXA), che ha inoltre deferito Aegis Ventures per un’indagine. Aegis non è stata inclusa nella richiesta di blocco perché non dispone di un sito web o di un’app mobile distinti.
Con queste tre segnalazioni sale a 47 il numero degli operatori di criptovalute sospettati di operare senza registrazione e segnalati alle autorità investigative. In base alla legge sudcoreana sulle informazioni finanziarie specifiche, le attività che forniscono servizi in criptovalute ai clienti locali devono registrarsi presso la FIU. Gli operatori non registrati rischiano fino a cinque anni di reclusione o multe fino a 50 milioni di won. I blocchi proposti non sono ancora definitivi: spetta all’autorità per le comunicazioni decidere se attuarli.
Un’ispezione di giugno ha rilevato che le piattaforme non registrate esaminate applicavano commissioni di negoziazione dall’1,5% al 10%, a fronte di una media di circa lo 0,16% presso i cinque maggiori exchange sudcoreani che operano in won. La FIU ha inoltre avvertito che le piattaforme al di fuori della supervisione normativa possono comportare rischi di riciclaggio di denaro, frode, attacchi informatici e compromissione dei dati personali. L’ultima iniziativa si aggiunge agli sforzi più ampi della Corea del Sud per limitare l’accesso alle piattaforme di criptovalute straniere che servono utenti locali senza essere registrate.
Neutral
È probabile che l’impatto immediato sul mercato si concentri sulle piattaforme citate e sui loro utenti, piuttosto che sul mercato delle criptovalute nel suo complesso. La FIU ha chiesto restrizioni all’accesso, ma l’autorità di revisione delle comunicazioni non ha ancora confermato che le applicherà. Il rapporto non indica interruzioni delle principali piattaforme di scambio registrate, delle infrastrutture di negoziazione o dei prezzi dei criptoasset. Per i trader che utilizzano le piattaforme interessate, tuttavia, la possibilità che l’accesso venga bloccato potrebbe provocare prelievi, spostamenti di liquidità o difficoltà nella gestione delle posizioni.
In passato la Corea del Sud ha già limitato l’accesso a piattaforme estere che servivano clienti locali senza essere registrate, includendo un gruppo più ampio di siti web come KuCoin, MEXC e BingX. Questo tipo di intervento tende a suscitare preoccupazioni in materia di conformità e può ridurre l’accesso a specifiche piattaforme, ma di per sé non costituisce un segnale ribassista per l’intero mercato. Nel breve periodo, le reazioni potrebbero includere maggiore cautela nei confronti degli exchange non registrati e uno spostamento dell’attività di trading verso piattaforme registrate. Nel lungo periodo, una vigilanza più rigorosa potrebbe rafforzare la tutela dei consumatori e la fiducia nei mercati regolamentati, aumentando però i costi di conformità e limitando la disponibilità di alcuni servizi. Nel complesso, in assenza di prove di effetti più ampi sulla liquidità o sui prezzi, la notizia va considerata neutrale per il mercato delle criptovalute, ma negativa per le attività interessate.