La Corea del Sud valuta un’imposta per l’istruzione sugli exchange di criptovalute

La Corea del Sud sta valutando l’introduzione di un’imposta per l’istruzione sulle piattaforme di scambio di criptovalute qualora la proposta di legge quadro sugli asset digitali le classificasse come imprese finanziarie. Non è stata presa alcuna decisione definitiva e la proposta fiscale è stata discussa con i dirigenti delle piattaforme nazionali nell’ambito di più ampi colloqui normativi. Attualmente, le società finanziarie pagano lo 0,5% sui ricavi imponibili fino a 1.000 miliardi di won e l’1% sulla parte eccedente, anche quando dichiarano perdite. Sulla base dei ricavi operativi del 2025, una stima del Seoul Economic Daily calcola che Dunamu, gestore di Upbit, pagherebbe circa 10,2 miliardi di won all’anno di imposta per l’istruzione, mentre Bithumb ne pagherebbe circa 3,2 miliardi. Le stime dipendono da quali ricavi siano considerati imponibili e da quali esenzioni si applichino. L’imposta proposta si applicherebbe ai ricavi derivanti dall’attività delle piattaforme di scambio, non ai guadagni in criptovalute dei singoli investitori. La Corea del Sud sta inoltre discutendo separatamente un possibile rinvio dell’imposta del 22% prevista sui guadagni annuali imponibili in criptovalute superiori a 2,5 milioni di won, la cui entrata in vigore è attualmente prevista per il 2027. La legge quadro sugli asset digitali è ancora in discussione e comprende norme sulle licenze e sulla vigilanza delle piattaforme di scambio, nonché sulle stablecoin denominate in won.
Neutral
La proposta non è ancora legge e l’articolo non descrive alcun cambiamento immediato alle regole di negoziazione o all’accesso degli investitori. È quindi probabile che il suo effetto diretto sul mercato sia limitato nel breve periodo. La notizia potrebbe pesare sul sentiment nei confronti degli operatori di piattaforme di scambio sudcoreani, poiché un’imposta per l’istruzione basata sui ricavi potrebbe aumentare i costi anche nei periodi di profitti bassi o negativi. Le stime — circa 10,2 miliardi di won per Dunamu e 3,2 miliardi di won per Bithumb — sono condizionali e dipendono dalla base imponibile definitiva e dalle esenzioni. Per chi fa trading di criptovalute, si tratta principalmente di uno sviluppo normativo e relativo ai costi aziendali, non di un catalizzatore diretto per il prezzo di Bitcoin o di altri token. Se la proposta venisse approvata, nel tempo gli exchange potrebbero reagire modificando le commissioni, riducendo i costi o accettando margini inferiori. Queste misure potrebbero incidere sui volumi di trading e sulla liquidità locali, soprattutto se rendessero le piattaforme nazionali meno competitive. Proposte fiscali e normative simili hanno spesso provocato incertezza di breve durata per le aziende interessate, mentre i prezzi più ampi del mercato delle criptovalute sono dipesi in genere maggiormente da fattori di mercato generali, come i flussi di Bitcoin, la propensione al rischio e la liquidità. L’effetto a lungo termine dipenderà dalla classificazione definitiva e dalle norme fiscali previste dalla Legge fondamentale sugli asset digitali. Una regolamentazione chiara e coerente potrebbe rafforzare la fiducia istituzionale, mentre un’imposta basata sui ricavi potrebbe gravare maggiormente sugli exchange durante le fasi di ribasso. Poiché l’imposta è ancora in fase di valutazione e il suo ambito non è definito, è opportuno mantenere una prospettiva neutrale sul mercato.