La Corea del Sud valuta di rinviare al 2029 la tassa sulle criptovalute
La Corea del Sud sta valutando un quarto rinvio dell’imposta sulle plusvalenze in criptovalute, spostando la data prevista di entrata in vigore dal 1º gennaio 2027 al 1º gennaio 2029. Secondo quanto riferito, l’ufficio presidenziale è favorevole al rinvio, ma una decisione definitiva è attesa all’inizio di dicembre e qualsiasi modifica richiede l’approvazione parlamentare. Da novembre i legislatori dovrebbero discutere le modifiche alla legge sull’imposta sul reddito. L’imposta avrebbe dovuto entrare in vigore inizialmente nel 2022 ed è già stata rinviata tre volte. Una petizione per chiedere un rinvio di due anni ha raccolto 50.000 firme, aumentando la pressione esercitata da legislatori di diversi schieramenti.
L’imposta proposta sulle criptovalute si applicherebbe ai guadagni netti annuali derivanti da trasferimenti e prestiti di criptoattività. L’aliquota sarebbe del 20%, o del 22% includendo l’imposta locale sul reddito, con una deduzione di 2,5 milioni di won dopo i costi di acquisizione. Le autorità indicano come principale motivo di preoccupazione le lacune nella comunicazione transfrontaliera dei dati fiscali: Corea del Sud, Giappone e Regno Unito dovrebbero iniziare a scambiarsi dati nell’ambito del quadro OCSE per la comunicazione delle informazioni sulle criptoattività (CARF) dal 2027; Singapore, Svizzera e Hong Kong dal 2028; e gli Stati Uniti dal 2029. Senza i dati statunitensi, le autorità potrebbero avere maggiori difficoltà a monitorare l’attività sulle piattaforme di scambio estere, con il rischio di imporre un maggiore onere di dichiarazione agli utenti delle piattaforme nazionali.
Un quarto rinvio dell’imposta sulle criptovalute potrebbe dare più tempo agli investitori e alle piattaforme di scambio sudcoreani prima dell’entrata in vigore del prelievo, ma la proposta resta incerta finché i legislatori non prenderanno una decisione. La tempistica più ampia potrebbe alleviare nel breve periodo gli oneri di conformità, prolungando però l’incertezza sulla tassazione delle criptovalute e sulla comunicazione transfrontaliera dei dati.
Neutral
Il rinvio proposto riguarda le norme fiscali e di comunicazione della Corea del Sud, non i fondamentali o l’offerta di una specifica criptovaluta. È quindi improbabile che produca un segnale chiaro e generalizzato sui prezzi delle cripto-attività. Nel breve termine, la notizia di un possibile rinvio potrebbe attenuare le preoccupazioni fiscali dei trader sudcoreani e sostenere modestamente la partecipazione locale, mentre la decisione parlamentare ancora in sospeso potrebbe generare incertezza o volatilità temporanee. Storicamente, gli annunci normativi in materia fiscale possono influenzare il sentiment e l’attività di trading nella giurisdizione interessata, ma i loro effetti sui prezzi sono spesso limitati, a meno che non modifichino in modo sostanziale l’accesso, la domanda o la struttura del mercato. Nel lungo termine, il rinvio potrebbe ridurre l’immediata pressione legata agli adempimenti, ma prolungare l’incertezza sulla tassazione e sulla rendicontazione transfrontaliera. Poiché non viene indicata una criptovaluta specifica e la proposta non è definitiva, l’impatto diretto previsto sul prezzo delle criptovalute è neutro.