La Corea del Sud tasserà all’11% le plusvalenze sulle azioni statunitensi acquistate all’estero

La Corea del Sud applicherà dal prossimo anno un’imposta dell’11% sui guadagni derivanti dai contratti perpetui su azioni statunitensi negoziati su piattaforme di criptovalute estere. Questi prodotti saranno classificati come derivati su azioni estere e rientreranno nelle norme nazionali sull’imposta sulle plusvalenze. L’imposta si applicherà ai guadagni annuali al netto di una franchigia di 2,5 milioni di won. L’aliquota dell’11% è la metà di quella del 22% applicata alle azioni estere negoziate sui mercati a pronti. I contratti perpetui su azioni statunitensi seguono l’andamento di titoli come Nvidia, Apple e Tesla e sono accessibili agli investitori coreani tramite piattaforme estere, poiché le autorità locali non hanno autorizzato questi prodotti. Tra gennaio e agosto di quest’anno, il volume degli scambi su 19 piattaforme ha raggiunto circa 1.000 miliardi di dollari. Il governo sudcoreano intende ottenere i registri delle operazioni estere degli investitori per calcolare e riscuotere l’imposta. La misura introduce un costo fiscale e un rischio di segnalazione per gli operatori, ma di per sé non modifica la struttura di mercato dei contratti.
Neutral
La misura è principalmente una modifica fiscale e di conformità normativa, quindi è probabile che il suo effetto diretto sul mercato delle criptovalute nel suo complesso sia limitato. Potrebbe ridurre l’attrattiva, al netto delle imposte, dei contratti perpetui sulle azioni statunitensi per i trader sudcoreani e indurre alcuni a ridurre l’attività o a rivalutare le piattaforme estere che utilizzano. La prevista raccolta dei dati sulle transazioni estere potrebbe inoltre aumentare la cautela in materia di dichiarazioni e conformità. Secondo quanto riportato, questi prodotti hanno registrato un volume globale di circa 1.000 miliardi di dollari su 19 piattaforme da gennaio ad agosto, ma l’articolo non fornisce prove che i trader sudcoreani rappresentino una quota rilevante di tale attività. L’aliquota dell’11% è inoltre inferiore a quella del 22% applicata alle azioni estere spot, il che potrebbe contenere un eventuale allontanamento da questi contratti. Come per altre modifiche fiscali che incidono sull’attività di trading, è più probabile che la risposta immediata si manifesti nelle posizioni degli utenti interessati e nella scelta delle piattaforme, piuttosto che nei prezzi generali delle criptovalute. Nel lungo periodo, un’applicazione più chiara delle norme potrebbe influire sulla partecipazione ai derivati azionari tokenizzati o negoziati su piattaforme crypto, ma l’articolo non indica cambiamenti nei fondamentali degli asset crypto né nella liquidità del mercato. Nel complesso, la classificazione più appropriata per il mercato è neutrale.