La navigazione nello Stretto di Hormuz registra il livello più basso di sempre mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran si intensificano
La navigazione nello Stretto di Hormuz è scesa lunedì quasi fino allo stop, con un solo cargo segnalato in attraversamento. Il volume giornaliero è stato il più basso dal 7 maggio, anche se lo Stretto di Hormuz in genere gestisce circa il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio e GNL. La perturbazione è collegata a un aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran: l’Iran sostiene di controllare la rotta d’acqua, mentre gli Stati Uniti mantengono un blocco navale dopo ripetuti scontri militari e stalli diplomatici.
Nelle quotazioni dei mercati di previsione, i trader ritengono improbabile la normalizzazione entro il 30 settembre. La probabilità di un ritorno alla normalità delle spedizioni nello Stretto di Hormuz è del 5,5% (SÌ), in calo rispetto al 6% del giorno precedente e al 10% di una settimana fa. I segnali da monitorare includono indicazioni diplomatiche come colloqui per il cessate il fuoco e dichiarazioni dell’Iran o della IRGC sul passaggio sicuro, oltre a eventuali cambiamenti nei livelli di minaccia marittima. Ulteriori attacchi o un aumento dell’azione militare probabilmente smorzerebbero più a lungo il traffico nello Stretto di Hormuz.
Per i trader di crypto, il punto chiave è il risk sentiment: la disfunzione del traffico nello Stretto di Hormuz può rapidamente tradursi in volatilità dei prezzi dell’energia e in un più ampio stress macro, spesso mettendo sotto pressione gli asset a rischio e spingendo, nel breve periodo, i flussi verso posizionamenti difensivi.
Bearish
Questa notizia è ribassista per i prezzi delle criptovalute perché l’interruzione della navigazione nello Stretto di Hormuz aumenta la probabilità di una volatilità persistente dei prezzi dell’energia e di stress macroeconomico. L’ultimo aggiornamento indica che la navigazione nello Stretto di Hormuz è ai minimi record (solo una nave mercantile a carico risulta segnalata), il che rafforza le preoccupazioni immediate legate al rischio di approvvigionamento. Anche le probabilità implicite nel mercato sono peggiorate: c’è solo una probabilità del 5,5% di normalizzazione entro il 30 settembre, suggerendo che i trader si aspettino un ambiente di trasporto anomalo e duraturo.
Nel breve periodo, questa combinazione in genere riduce la propensione al rischio, aumenta la domanda di coperture (hedging) e può penalizzare il sentiment più ampio sulle criptovalute tramite timori inflazionistici e macro. Nel lungo periodo, se non si materializza un progresso diplomatico (cessate il fuoco o garanzie di passaggio sicuro), il rischio persistente dei colli di bottiglia può mantenere elevato il premio per il rischio sulle commodities e tradursi in volatilità sostenuta anche sugli asset rischiosi. Al contrario, un cessate il fuoco verificato o una de-escalation credibile potrebbe spingere i prezzi verso la normalizzazione e ridurre la pressione al ribasso, ma l’andamento attuale resta orientato a un’ulteriore interruzione della navigazione nello Stretto di Hormuz.