Gli attacchi nello Stretto di Hormuz aumentano il rischio di una guerra con l'Iran
Secondo quanto riferito, due navi commerciali sono state attaccate nello Stretto di Hormuz, dopo un precedente incidente vicino a questo importante punto di passaggio energetico. Gli sviluppi aumentano il rischio di uno scontro più ampio tra Stati Uniti e Iran, mentre il presidente Donald Trump valuta una possibile azione militare contro l’Iran. Le quotazioni dei mercati di previsione sono diventate più pessimistiche: la probabilità di una normalizzazione dello Stretto di Hormuz entro la fine di giugno è scesa al 25%, mentre la possibilità che le navi lo attraversino il 31 maggio è diminuita a circa il 59,5%. La probabilità di un’invasione statunitense dell’Iran entro la fine del 2026 è salita dal 16% al 16,5%. Un’ulteriore interruzione nello Stretto di Hormuz potrebbe ridurre le spedizioni di petrolio, far aumentare i prezzi dell’energia e accrescere la volatilità dei mercati globali. I trader di criptovalute dovrebbero monitorare le dichiarazioni di Trump, le attività del Pentagono, i negoziati tra Stati Uniti e Iran e gli aggiornamenti sulla sicurezza marittima. Un conflitto più ampio potrebbe innescare operazioni di avversione al rischio nel breve periodo, mettendo sotto pressione Bitcoin e le altcoin mentre gli investitori si spostano verso il dollaro statunitense e altri beni considerati rifugi sicuri.
Bearish
È probabile che l'impatto immediato sul prezzo di Bitcoin sia ribassista. Gli attacchi nei pressi dello Stretto di Hormuz, aspettative più deboli di normalizzazione e stime in aumento di un conflitto più ampio tra Stati Uniti e Iran accrescono i rischi geopolitici e quelli per i mercati energetici. Prezzi del petrolio più elevati potrebbero alimentare le preoccupazioni sull'inflazione e ridurre le aspettative di una politica monetaria più accomodante, mentre una reazione generalizzata di avversione al rischio potrebbe spingere i trader ad allontanarsi da Bitcoin, altcoin e altri asset volatili. Anche i mercati dei derivati potrebbero registrare una maggiore volatilità, liquidazioni più ampie e un posizionamento difensivo. Nel breve termine, Bitcoin potrebbe subire pressioni di vendita insieme alle azioni e agli altri asset rischiosi, sebbene la domanda di beni rifugio possa generare brevi rimbalzi. Nel lungo periodo, l'impatto è meno certo: tensioni geopolitiche persistenti potrebbero sostenere la narrativa di Bitcoin come asset alternativo, ma una liquidità più restrittiva, un dollaro statunitense più forte e una prolungata incertezza macroeconomica continuerebbero a rappresentare ostacoli. Nel complesso, questi segnali supportano una classificazione ribassista, con una volatilità probabilmente in aumento.