Strive avvia la vendita di azioni privilegiate da 500 milioni di dollari per acquistare più Bitcoin

Strive Asset Management ha annunciato un'offerta di azioni privilegiate da 500 milioni di dollari per raccogliere fondi per acquisti aggiuntivi di Bitcoin, capitale circolante, riacquisti di azioni e acquisizioni di attività generatrici di reddito. La società —co-fondata da Vivek Ramaswamy e che ha adottato una strategia di tesoreria in Bitcoin tramite una fusione inversa nel 2025— detiene attualmente 7.525 BTC (circa 695 milioni di dollari) e gestisce oltre 2 miliardi di dollari in AUM da quando ha lanciato un ETF nel 2022. Strive ha dichiarato che i proventi saranno usati per «scopi aziendali generali», includendo esplicitamente Bitcoin e prodotti correlati. La mossa richiama un modello di accumulo guidato dalla tesoreria che utilizza emissioni di equity per acquistare BTC. L'annuncio segue l'opposizione pubblica di Strive alla proposta di MSCI di escludere le società con tesorerie in criptovalute superiori al 50% degli asset dagli indici principali, una modifica che potrebbe far scattare significative uscite passive dai fondi indicizzati a partire da febbraio 2026. I trader dovrebbero notare che un impiego totale dei 500 milioni in BTC amplierebbe sostanzialmente le partecipazioni di Strive e concentrerebbe la domanda aziendale; la reazione del mercato ad acquisizioni simili finanziate con equity è stata varia, con alcuni listini in stile tesoreria che hanno visto forte volatilità al debutto.
Bullish
La domanda diretta delle aziende per Bitcoin è rialzista per il prezzo del BTC. L’offerta di azioni privilegiate da 500 milioni di dollari di Strive elenca esplicitamente Bitcoin e prodotti correlati tra gli usi dei proventi; se una larga parte viene destinata a BTC, ciò aumenta la pressione d’acquisto e restringe l’offerta disponibile. Strive detiene già 7.525 BTC e gestisce oltre 2 miliardi di dollari di asset under management, perciò acquisti aggiuntivi di entità sarebbero rilevanti per il mercato. La mossa segnala inoltre che l’emissione di equity resta una via praticabile per accumulare BTC in tesoreria — potenzialmente incoraggiando strategie aziendali simili. I fattori contrari includono la possibile volatilità del prezzo delle azioni degli emittenti, il timing incerto dell’impiego (i proventi potrebbero essere usati per altri scopi societari) e il dibattito sull’indice MSCI: se MSCI esclude le società con grandi riserve in crypto dagli indici principali, i flussi passivi potrebbero invertirsi e creare pressione di vendita sulle azioni (non direttamente su BTC) a partire da febbraio 2026. Complessivamente, l’impatto immediato sul prezzo di BTC è probabilmente positivo (pressone d’acquisto a breve termine) e di supporto nel lungo termine concentrando la domanda corporate, sebbene la magnitudine effettiva dipenda da quanto dei 500 milioni è allocato a Bitcoin e dalla liquidità di mercato al momento dell’esecuzione.