La forza del dollaro potrebbe mettere sotto pressione Bitcoin e oro
Dan Krupka, fondatore di Connection Capital, avverte che un dollaro statunitense più forte potrebbe mettere sotto pressione Bitcoin, l’oro e i mercati in generale nei prossimi mesi. Secondo lui, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe indebolire l’euro e lo yen giapponese, sostenere il dollaro e mettere in difficoltà la «scommessa sulla svalutazione del dollaro» legata a Bitcoin, ovvero l’idea che le preoccupazioni sulle valute fiat favoriranno gli asset scarsi. Bitcoin era scambiato intorno ai 77.500 dollari, mentre il Dollar Index statunitense ha chiuso a circa 101,85 il 29 ottobre, rispetto a 101,45 a fine settembre. La forza del dollaro può irrigidire le condizioni finanziarie e ridurre la domanda di asset sensibili al rischio, compreso Bitcoin. Il rapporto non è certo: la politica della Federal Reserve, la domanda istituzionale e i flussi specifici del settore cripto potrebbero cambiare lo scenario, e l’oro potrebbe attirare acquirenti in cerca di protezione anche se Bitcoin scendesse. I trader seguono i prezzi dell’energia, l’indice del dollaro e i rendimenti per capire se la forza del dollaro persisterà.
Bearish
L’articolo presenta uno scenario macroeconomico potenzialmente ribassista per Bitcoin, non riferisce di una flessione del mercato già confermata. L’argomento centrale di Krupka è che l’aumento dei costi energetici potrebbe indebolire l’euro e lo yen, facendo salire il dollaro statunitense. Un rialzo prolungato dell’indice del dollaro può inasprire le condizioni finanziarie globali e rendere più costosi gli asset denominati in dollari per gli acquirenti esteri, spesso penalizzando gli investimenti speculativi come Bitcoin. Ciò mette in discussione la tesi della svalutazione del dollaro che ha sostenuto la domanda di BTC come asset scarso. Nel breve termine, i trader potrebbero reagire a ulteriori rialzi dell’indice del dollaro, all’aumento dei prezzi dell’energia o a una liquidità più limitata riducendo l’esposizione al rischio, con un possibile aumento della volatilità e della pressione di vendita su Bitcoin. In periodi analoghi di avversione al rischio, Bitcoin ha spesso avuto un andamento più simile a quello di un asset ad alto beta che a quello di una tradizionale copertura contro l’inflazione, anche se le correlazioni variano e non sono sempre affidabili. Nel lungo periodo, la sola forza del dollaro non invalida l’offerta fissa di Bitcoin né la tesi della svalutazione monetaria: le preoccupazioni per i conti pubblici statunitensi, la politica della Federal Reserve, i flussi istituzionali e la domanda specifica del settore crypto potrebbero compensare la pressione macroeconomica. Anche l’oro potrebbe comportarsi diversamente, attirando domanda difensiva mentre Bitcoin scende. Le prospettive sono quindi ribassiste come segnale di rischio nel breve termine, non come previsione certa dei prezzi. I trader dovrebbero monitorare l’indice del dollaro, i prezzi dell’energia, i rendimenti dei Treasury e i flussi di BTC per avere conferme.