Le banche britanniche devono affrontare 10.092 reclami sui limiti ai pagamenti in criptovalute

Tra maggio e agosto, le banche del Regno Unito hanno ricevuto 10.092 reclami relativi a pagamenti in criptovalute limitati o bloccati, secondo il gruppo di advocacy Stand With Crypto UK. Le segnalazioni sono state presentate da 9.803 persone tramite il suo strumento online; una stima precedente indicava 9.800. Si trattava di segnalazioni volontarie, che non rappresentano tassi di rifiuto verificati per l’intero settore bancario. Riguardavano tutte le 650 circoscrizioni parlamentari del Regno Unito, ma non erano rapportate al numero di clienti delle banche né ai volumi dei pagamenti. Lloyds Banking Group ha registrato il maggior numero di reclami, 2.297, seguito da Barclays con 1.569 e NatWest Group con 1.278. Nel complesso, i tre gruppi hanno rappresentato circa il 51% delle segnalazioni. Le politiche delle banche variano: alcune fissano limiti alle transazioni, mentre altre vietano i pagamenti in criptovalute o non rendono pubbliche le proprie regole in modo chiaro. Il responsabile delle politiche europee di Coinbase ha inoltre citato una ricerca di settore indipendente secondo cui, nell’anno precedente, il 40% dei tentativi di trasferimento verso piattaforme di scambio registrate presso la FCA era stato bloccato o ritardato. Le banche affermano che le restrizioni aiutano a prevenire frodi, truffe e riciclaggio di denaro. I sostenitori delle criptovalute sostengono che restrizioni poco chiare o generalizzate possano ostacolare i trasferimenti legittimi verso imprese di criptovalute regolamentate. Il Regno Unito prevede di sottoporre più attività legate alle criptovalute all’autorizzazione della FCA a partire da ottobre 2027, ma le norme non obbligheranno le banche a elaborare pagamenti destinati alle imprese autorizzate; l’accesso ai servizi bancari resta quindi una questione irrisolta. Per i trader, le restrizioni delle banche britanniche possono complicare il versamento di fondi sugli exchange, ma il numero di reclami non dimostra un cambiamento generalizzato della domanda o dei prezzi delle criptovalute.
Neutral
Le segnalazioni descrivono ostacoli al finanziamento dei conti presso gli exchange di criptovalute, non un cambiamento diretto nei fondamentali o nelle prospettive di prezzo di una specifica criptovaluta. I reclami sono volontari, non sono ponderati in base alla quota di mercato delle banche o ai volumi dei pagamenti e non dimostrano quanto spesso i trasferimenti vengano effettivamente respinti nel settore. I dati offrono quindi prove limitate di un cambiamento generalizzato della domanda o dell’attività di trading. Nel breve termine, i clienti interessati nel Regno Unito potrebbero subire ritardi o cercare modalità alternative per finanziare i propri conti, con possibili difficoltà circoscritte nell’attività di trading. Tuttavia, non sono stati segnalati cambiamenti nei prezzi delle criptovalute, nei volumi degli exchange o nella stabilità generale del mercato riconducibili ai reclami. Nel lungo termine, l’ampliamento previsto dell’autorizzazione della FCA a partire da ottobre 2027 potrebbe chiarire la vigilanza su un maggior numero di attività legate alle criptovalute, ma non obbliga le banche a prestare servizi alle imprese autorizzate. L’accesso ai servizi bancari resterà quindi una questione normativa e operativa, anziché un chiaro catalizzatore dei prezzi. Sulla base delle informazioni disponibili, l’impatto atteso sui prezzi delle criptovalute è neutrale.