L’inflazione core del PCE statunitense supera le previsioni e raggiunge il 2,5%
L’inflazione PCE core degli Stati Uniti è salita al 2,5% su base annua a settembre, superando le previsioni del 2,4% ma restando al di sotto del precedente dato del 3,3%. L’indicatore dell’inflazione di fondo preferito dalla Federal Reserve rimane sopra il suo obiettivo del 2%, segnalando che le pressioni sui prezzi non si sono ancora attenuate del tutto.
I dati potrebbero indurre la Fed a un approccio più prudente sui tassi d’interesse. Per i trader di criptovalute, la prospettiva di una politica monetaria più restrittiva potrebbe frenare la propensione al rischio, anche se l’articolo non riferisce alcuna reazione specifica dei prezzi di mercato. I mercati predittivi su Bitcoin hanno indicato una probabilità inferiore che BTC raggiunga i 78.000 dollari. I trader seguiranno i commenti del presidente della Fed Jerome Powell e le successive aspettative sui tassi per cogliere indicazioni sul dollaro, sui mercati più ampi e sulle cripto-attività.
Neutral
Il rapporto è moderatamente negativo per la propensione al rischio nel settore delle criptovalute, ma il suo impatto complessivo si classifica meglio come neutrale, perché non fornisce prove di un movimento dei prezzi confermato a livello di mercato. L’inflazione PCE core, pari al 2,5%, ha superato la previsione del 2,4% ed è rimasta al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed, circostanza che potrebbe rendere i responsabili della politica monetaria più cauti nel ridurre i tassi. Le aspettative di tassi elevati più a lungo hanno spesso esercitato pressioni sugli asset rischiosi, comprese le criptovalute, sostenendo i rendimenti e il dollaro e riducendo la domanda di posizioni speculative. L’articolo afferma inoltre che i mercati di previsione su Bitcoin attribuivano una probabilità minore al raggiungimento di 78.000 dollari da parte di BTC.
Nel breve termine, i trader potrebbero reagire ai commenti di Powell, ai cambiamenti nelle aspettative sui tassi, ai rendimenti dei Treasury e al dollaro. Questi indicatori potrebbero amplificare la volatilità di Bitcoin e degli altri criptoasset, ma il dato sull’inflazione, da solo, non determina una direzione sostenuta. Inoltre, il dato su base annua è sceso dal 3,3%, un elemento che controbilancia il risultato superiore alle previsioni.
Nel lungo termine, l’andamento dell’inflazione e della politica della Fed è più importante di un singolo dato. Una disinflazione continua potrebbe favorire prospettive più accomodanti e migliorare le condizioni per le criptovalute, mentre un’inflazione persistente potrebbe prolungare una politica restrittiva e pesare sulle valutazioni. I trader dovrebbero quindi considerare il rapporto una fonte di incertezza nel breve termine, anziché un segnale definitivo rialzista o ribassista.