La crescita degli Stati Uniti resta solida mentre l’inflazione aumenta i rischi sui tassi

L’attività economica delle imprese negli Stati Uniti è rimasta solida a ottobre, mentre l’aumento dei prezzi ha riacceso le preoccupazioni per l’inflazione e i tassi d’interesse. Il PMI composito statunitense di S&P Global è sceso a 57,6 da 58,4 di settembre, ma è rimasto ben al di sopra della soglia di 50 che indica un’espansione. I nuovi ordini hanno raggiunto il livello più alto da oltre quattro anni e l’indagine ha indicato una crescita annualizzata del PIL di circa il 5%: una stima basata sull’indagine, non un dato ufficiale. Il segnale più preoccupante è arrivato dall’inflazione: i prezzi di vendita delle imprese sono aumentati al ritmo più rapido dall’agosto 2022. L’incremento dei costi di petrolio, trasporti, utenze e assicurazioni, insieme ai vincoli dell’offerta e alla domanda sostenuta, ha contribuito agli aumenti dei prezzi. La robusta crescita economica statunitense può sostenere gli utili aziendali, ma un’inflazione persistente potrebbe mantenere restrittivi i tassi d’interesse della Federal Reserve e ritardare i tagli. Si prevedeva che la Fed mantenesse il tasso di riferimento al 3,75%–4,00% nella riunione del 27–28 ottobre, lasciando aperta la possibilità di un ulteriore inasprimento qualora l’inflazione accelerasse. Anche la spesa per le infrastrutture di intelligenza artificiale e gli elevati costi energetici stanno influenzando le prospettive economiche degli Stati Uniti. Per i mercati, la combinazione di crescita resiliente e inflazione crea forze contrapposte: da un lato sostiene gli utili, dall’altro spinge al rialzo i rendimenti dei Treasury e i costi di finanziamento. Gli operatori seguiranno i dati sul PIL e sull’inflazione PCE del 29 ottobre per valutare la crescita e le pressioni sui prezzi. Questi indicatori economici statunitensi potrebbero influenzare i mercati delle criptovalute modificando le aspettative sulla politica della Fed, i rendimenti obbligazionari e la propensione al rischio.
Bearish
Il rapporto presenta un orientamento moderatamente ribassista per le criptovalute nel breve termine, poiché indica un’inflazione persistente insieme a una domanda statunitense resiliente. Se i trader concluderanno che la Federal Reserve manterrà i tassi elevati più a lungo —o potrebbe persino inasprire ulteriormente la politica monetaria—, i rendimenti dei Treasury e il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento potrebbero aumentare. Ciò tende a mettere sotto pressione gli asset sensibili alla liquidità, come Bitcoin e le altre criptovalute, e può accrescere la volatilità mentre i trader rivedono le proprie aspettative sui tassi. Il segnale non è inequivocabilmente negativo. Un’attività economica e nuovi ordini solidi possono sostenere gli utili aziendali e la propensione al rischio più in generale, limitando così le vendite sui mercati crypto. La questione centrale è se la crescita resterà solida mentre l’inflazione rallenta, oppure se le pressioni sui prezzi costringeranno la Fed ad adottare una linea più restrittiva. Episodi analoghi di inflazione elevata e rendimenti obbligazionari in aumento hanno spesso pesato sulle criptovalute e su altri asset ad alta beta, anche se la reazione dei mercati può variare in funzione del posizionamento, della liquidità e delle prospettive di politica monetaria. Nel breve termine, i trader potrebbero concentrarsi sui rendimenti dei Treasury, sulle aspettative sui tassi della Fed e sulle pubblicazioni del PIL e del PCE del 29 ottobre. Un dato sull’inflazione superiore alle attese potrebbe rafforzare una fase di avversione al rischio; un’inflazione più contenuta insieme a una crescita solida potrebbe allentare la pressione e favorire un rimbalzo. Nel lungo termine, l’impatto dipenderà dal fatto che l’inflazione si dimostri persistente e mantenga elevati i tassi reali. È un segnale di rischio macroeconomico, non un catalizzatore specifico delle criptovalute, quindi non determina da solo la direzione del mercato.