La Banca Mondiale prevede un aumento del 23% dei prezzi delle materie prime nel 2026
La Banca Mondiale prevede che i prezzi globali delle materie prime aumenteranno del 23% nel 2026, spinti dall'aumento dei costi energetici, dalle interruzioni del trasporto marittimo e di quello dei cereali e dalla forte domanda di beni rifugio come l'oro. Nell'ultima edizione del suo Commodity Markets Outlook, prevede che l'offerta mondiale di petrolio diminuirà del 5,2% quest'anno: il calo più marcato in 40 anni, fatta eccezione per la recessione globale del 2020, mentre le scorte si esauriscono durante il conflitto in Medio Oriente. Un'ulteriore escalation o il protrarsi dei danni alle infrastrutture petrolifere russe potrebbero peggiorare le prospettive. La Banca prevede che i prezzi delle materie prime scenderanno del 7% il prossimo anno, ma shock dell'offerta prolungati o un episodio intenso di El Niño potrebbero mantenere elevati i prezzi alimentari, alimentare l'inflazione e aumentare il rischio di una politica monetaria più restrittiva. Per chi opera nel settore delle criptovalute, l'aumento dei prezzi delle materie prime potrebbe incidere soprattutto attraverso le aspettative d'inflazione, le prospettive sui tassi d'interesse e la propensione generale al rischio.
Bearish
La previsione rappresenta un possibile ostacolo per le criptovalute, ma non è un catalizzatore diretto per il mercato. Un aumento del 23% dei prezzi delle materie prime e un calo del 5,2% dell’offerta globale di petrolio potrebbero alimentare i timori sull’inflazione. Se gli operatori si aspettano che le banche centrali mantengano i tassi d’interesse più alti più a lungo o inaspriscano la politica monetaria, le condizioni finanziarie potrebbero diventare meno favorevoli agli asset speculativi, comprese le criptovalute. Ciò potrebbe pesare su Bitcoin e altri token, soprattutto se aumentassero i rendimenti obbligazionari e il dollaro statunitense o peggiorasse la propensione generale al rischio.
L’effetto a breve termine dipenderà da come i mercati interpreteranno la previsione alla luce dei nuovi dati sull’inflazione, sull’occupazione e sulle decisioni delle banche centrali. L’inflazione trainata dalle materie prime può anche aumentare la domanda di strumenti considerati coperture, ma il rapporto non dimostra un aumento diretto della domanda di criptovalute. Nel più lungo periodo, il calo del 7% dei prezzi delle materie prime previsto dalla Banca Mondiale per il prossimo anno potrebbe attenuare le pressioni inflazionistiche, se si concretizzasse, riducendo potenzialmente questo freno macroeconomico. Al contrario, il protrarsi dei conflitti, le interruzioni dell’offerta o gli shock dei prezzi alimentari potrebbero prolungare l’incertezza e la volatilità. Nel complesso, i rischi legati all’inflazione e alla politica monetaria rendono la notizia negativa per il sentiment sulle criptovalute, mentre le prospettive restano subordinate a condizioni future e non certe.