Il greggio WTI continua a scendere mentre l’oro guadagna terreno

Il greggio WTI ha prolungato il calo, scendendo dell’1,45% a 95,18 dollari al barile il 22 settembre 2026, prima di perdere un ulteriore 3,27% a 93,90 dollari il 29 settembre. Anche il greggio Brent è diminuito, passando da 100,09 a 100,94 dollari dopo un precedente calo dell’1,29%, rimanendo vicino ai 101 dollari al barile. L’ultimo movimento ha mostrato una divergenza più marcata tra le diverse classi di attività. L’oro inizialmente è sceso dello 0,27% a 4.332,40 dollari, ma in seguito è salito dell’1,04% a 4.158,66 dollari, mentre l’argento è passato da una situazione sostanzialmente stabile a 65,681 dollari a un guadagno dello 0,7% a 60,914 dollari. Le azioni europee erano leggermente più solide nella sessione precedente, ma nelle contrattazioni successive hanno mostrato un andamento misto: l’Euro Stoxx 50 è salito dello 0,17%, il FTSE 100 è sceso dello 0,49% e il DAX 40 tedesco è diminuito dello 0,03%. I movimenti valutari sono stati limitati. Il dollaro statunitense è salito leggermente contro lo yuan offshore e lo yen giapponese il 22 settembre, per poi scendere dello 0,06% contro lo yuan e guadagnare lo 0,01% contro lo yen il 29 settembre. Per i trader di criptovalute, il calo del greggio WTI potrebbe attenuare i timori sull’inflazione e sostenere le aspettative di una politica dei tassi d’interesse meno restrittiva qualora la tendenza persistesse. Tuttavia, la forza dell’oro e l’andamento misto delle azioni indicano un posizionamento difensivo, piuttosto che un movimento generalizzato di propensione al rischio. È quindi probabile che il bitcoin e gli altri asset digitali rimangano più sensibili ai tassi, al dollaro statunitense e alla liquidità che non ai soli prezzi del petrolio.
Neutral
Le notizie non offrono un segnale chiaro e diretto sul prezzo del Bitcoin né sul mercato delle criptovalute nel suo complesso. Il continuo calo del greggio WTI potrebbe ridurre le pressioni inflazionistiche nel breve termine e favorire aspettative di una politica monetaria meno restrittiva, sostenendo le valutazioni delle criptovalute se questa tendenza dovesse proseguire. Tuttavia, l’aumento dell’oro suggerisce una domanda difensiva, mentre le borse europee contrastate e i movimenti valutari limitati non forniscono una conferma generalizzata di propensione al rischio. Nel breve termine, i trader di criptovalute potrebbero reagire più intensamente ai cambiamenti nelle aspettative sui tassi d’interesse, al dollaro statunitense e alla liquidità che ai prezzi del petrolio considerati isolatamente. Il Bitcoin potrebbe beneficiare di un calo dei rendimenti e di condizioni finanziarie più accomodanti se la diminuzione dei prezzi dell’energia producesse tali effetti, ma potrebbe anche rimanere confinato in un intervallo se la forza dell’oro riflettesse una più ampia avversione al rischio. Nel lungo periodo, l’impatto sul mercato dipenderà dal fatto che il calo del petrolio diventi una tendenza disinflazionistica duratura oppure segnali un indebolimento della crescita globale. Le reazioni storiche tra le diverse classi di attività suggeriscono che la combinazione attuale vada classificata come neutrale, non decisamente rialzista né ribassista.